Non serve che l’acqua sia gelida, lo sbalzo termico quando si entra in mare o in un lago può essere nocivo anche con temperature più fresche. Come sottolinea il presidente della Società italiana di Medicina Ambientale (Sima) Alessandro Miani “quando si arriva accaldati, sudati, disidratati o affaticati, l’impatto improvviso con l’acqua può provocare respiro incontrollato, tachicardia, vasocostrizione, panico, crampi, perdita di lucidità e, nei soggetti fragili, anche malori cardiovascolari.
“La cronaca, anche recente, ricorda che molti incidenti avvengono proprio nei periodi di caldo intenso, quando si cerca refrigerio in acque libere”.
5 raccomandazioni
Per la Sima sono le 5 regole d’oro per entrare in acqua insicurezza quando le temperature esterne sono molto elevate:
1. Mai tuffarsi di colpo quando il corpo è surriscaldato. Dopo esposizione al sole, attività fisica, camminate sulla spiaggia o permanenza in ambienti molto caldi, evitare il tuffo immediato. Entrare in acqua lentamente, bagnando prima piedi, gambe, braccia, nuca, torace e viso. Il corpo deve avere il tempo di adattarsi al cambio di temperatura.
2. Prima raffreddare il corpo, poi fare il bagno. Prima di entrare in acqua è utile fermarsi qualche minuto all’ombra, bere acqua, respirare con calma e, se possibile, fare una doccia tiepida o bagnarsi gradualmente. Durante le ondate di calore è importante limitare l’esposizione nelle ore più calde, idratarsi adeguatamente ed evitare bruschi sbalzi termici.
3. Evitare alcol, pasti pesanti e sforzi intensi prima del bagno. Alcol, disidratazione, digestione impegnativa e stanchezza riducono la capacità di reazione e aumentano il rischio di malore. Il problema non è solo aver mangiato, ma entrare in acqua quando il corpo è già sotto stress: caldo, sudorazione, pressione alterata, poca lucidità e riflessi rallentati.
4. Attenzione a bambini, anziani e persone fragili. Bambini, anziani, cardiopatici, ipertesi, persone con patologie respiratorie, neurologiche o che assumono farmaci devono prestare maggiore cautela. Nei più piccoli l’annegamento può essere rapido e silenzioso: la sorveglianza deve essere continua, ravvicinata e senza distrazioni.
5. Scegliere acque sorvegliate e sapere cosa fare in caso di difficoltà. Meglio fare il bagno in spiagge sorvegliate, aree autorizzate e acque conosciute, evitando fiumi, canali, laghi isolati o zone con correnti, fondali irregolari e scarsa visibilità. In caso di difficoltà, non agitarsi: cercare di galleggiare sulla schiena, respirare lentamente e chiedere aiuto. Se si vede qualcuno in pericolo, non lanciarsi impulsivamente in acqua: chiamare i soccorsi e, se possibile, lanciare un galleggiante o un oggetto che aiuti a restare a galla.
Quando fa molto caldo, l’acqua può salvare dal calore, ma solo se il passaggio è graduale. Il rischio non è l’acqua più fresca in sé, ma lo shock tra un corpo surriscaldato e un’immersione improvvisa. La prevenzione comincia prima del tuffo” – conclude il presidente Sima, Alessandro Miani











