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Home » Audemars Piguet si rinnova, dagli orologi alle boutique
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Audemars Piguet si rinnova, dagli orologi alle boutique

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 17, 20263 min di lettura
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Audemars Piguet si rinnova, dagli orologi alle boutique

Dopo aver inaugurato ufficialmente a gennaio la nuova manifattura di 23.700 metri quadrati chiamata Arc, nella cittadina svizzera di Le Brassus dove storicamente ha sede, il brand orologiero indipendente Audemars Piguet a inizio febbraio ha presentato le prime novità di prodotto nell’evento AP Social Club. Si tratta di 22 orologi, 20 dei quali, anche con modelli scheletrati complicati con calendario perpetuo, ampliano le collezioni principali Royal Oak, Royal Oak Offshore e Code 11.59 by Audemars Piguet.

Due invece i modelli speciali: il primo è un orologio da tasca in platino ultra complicato, il 150 Heritage con calendario universale, realizzato in due esemplari (in seguito ne verranno prodotti altri otto in oro bianco), il secondo è un orologio da polso, il Neo Frame Ore Saltanti che, con il suo design di cassa rettangolare in oro rosa e il quadrante nero in vetro zaffiro, si ispira a un segnatempo della maison del 1929.

Ilaria Resta, ceo del marchio, spiega: «Il 150 Heritage è il più significativo tra i nuovi lanci perché rappresenta la summa di tutte le nostre complicazioni, ma anche dei mestieri d’arte, mentre il Neo Frame Ore Saltanti è un dress watch che ha del potenziale e che potrebbe anche diventare una collezione: ma ad oggi è un singolo nuovo orologio». Delle performance di mercato nel 2025, anno in cui Audemars Piguet ha celebrato anche il 150° anniversario, la ceo aggiunge: «il fatturato è cresciuto del 10%. Visto il contesto è un risultato considerevole che conferma la scelta di continuare a investire in innovazione e in quelle che sono le nostre eccellenze. Abbiamo anche assunto nuovi orologiai specializzati». Sul numero di clienti, in aumento, la ceo sottolinea che «l’11% appartiene alla Generazione Z, mentre quella femminile è quella che cresce più velocemente».

Ilaria Resta pensa che, in generale, il 2026 sarà un anno ponte per l’industria orologiera: «Salvo imprevisti, sono abbastanza convinta che il settore rimetterà a posto le sue basi per poi ripartire nel 2027. Lo credo perché tutti i fondamentali per crescere ci sono: i clienti interessati all’orologeria meccanica, i risparmi accumulati e l’interesse per oggetti dal valore emozionale».

Intanto, ad aprile il marchio tornerà a essere presente a una kermesse orologiera con il debutto a Watches and Wonders Ginevra (aveva partecipato fino al 2019 quando il format era diverso e si chiamava Sihh). «Sveleremo qualcosa di speciale, che sarà un omaggio al savoir-faire orologiero, ma non saremo lì per lanciare novità: per quello abbiamo già l’AP Social Club – puntualizza –. Vogliamo presentare le nostre iniziative alle persone che si chiedono chi siamo, qual è la nostra storia e qual è stato il nostro contributo all’orologeria». La ceo conferma che non sono all’orizzonte cambiamenti nelle strategie distributive: «Anzi, l’obiettivo è puntare ancora più forte su questo business model vincente che per noi è controllare direttamente il nostro canale retail. Quest’anno apriremo altre AP House, tra le quali una a Londra e una a Miami. Il cliente da noi si aspetta modelli sempre più interessanti, ma anche esperienze come le nostre Masterclass, e servizi come l’AP Coverage, il nostro servizio assicurativo». Infine, rispetto al mercato del secondo polso che negli ultimi anni ha visto l’ingresso diretto di alcuni marchi importanti, Ilaria Resta chiude anticipando: «Verso l’estate potrebbero esserci novità a riguardo».

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