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Home » Auto aziendali, il Fisco: conto più alto dopo cinque anni
Notizia

Auto aziendali, il Fisco: conto più alto dopo cinque anni

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 22, 20264 min di lettura
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Auto aziendali, il Fisco: conto più alto dopo cinque anni

Il decreto Omnibus (quarto correttivo dei precedenti provvedimenti attuativi della delega fiscale) approda in Parlamento. Il testo licenziato dal Consiglio dei ministri lo scorso 10 giugno ha incassato la bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato. Le coperture arrivano dalle maggiori entrate e dalle minori spese che derivano da tre misure (il riallineamento straordinario delle divergenze tra i valori contabili e fiscali, l’aumento dall’11 al 20% della ritenuta sui dividendi corrisposti a fondi pensione europei e l’affrancamento delle partecipazioni black list), mentre 1,12 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2040 vengono attinti dal fondo per la delega fiscale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Le modifiche sulle auto

Al di là di questi aspetti tecnici, il testo su cui le commissioni dovranno esprimere il parere prima del ritorno in Consiglio dei ministri (ormai verosimilmente dopo la pausa estiva) conferma le quattro mosse sul fronte delle auto aziendali. Tassazione aumentata del 50% rispetto al valore determinato per gli anni precedenti dopo cinque anni di utilizzo dello stesso veicolo in un’ottica di rinnovo del parco auto. Incremento a forfait del 5% per risolvere le complicazioni di calcolo del valore degli optional non valorizzati nelle tabelle Aci e non direttamente acquistati dal lavoratore. Spazio alla riassegnazione senza modificare le regole di tassazione. Stop all’applicazione del valore normale (più penalizzante), attualmente prevista se la vettura ordinata nel 2024 è stata assegnata al dipendente dopo il 1° luglio 2025. Ritocchi che servono a mettere dei punti fermi ai dubbi interpretativi che erano sorti dopo le modifiche della legge di Bilancio 2025 che erano state adottate in un’ottica di riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad), cercando di incentivare con la leva della tassazione il ricambio delle flotte aziendali con veicoli meno inquinanti.

Dopo 5 anni

Una direzione verso cui tende anche la maggiorazione del 50% inserita nel decreto Omnibus destinata a colpire le auto aziendali con più di cinque anni di utilizzo. Una misura destinata a colpire le vetture non solo con motori diesel e benzina, ma anche l’elettrico perché la maggiorazione scatterà indistintamente solo in base al parametro “anagrafico” dello scavallamento oltre il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione. La relazione tecnica chiarisce che la disposizione avrebbe «l’effetto di scoraggiare il mantenimento del veicolo oltre tale periodo», ma la penalizzazione tributaria sul parco auto più datato «non comporta effetti sulle entrate tributarie, in quanto il ricambio delle auto aziendali avviene mediamente prima del quinto anno di immatricolazione». In ogni caso si tratta di una misura che potrebbe colpire circa 327mila vetture (si veda «Il Sole 24 Ore» del 13 giugno) considerando che il 32% della flotta circolante a noleggio a lungo termine è rappresentato da contratti con durata oltre i 48 mesi.

Familiari a carico

Con i suoi 28 articoli l’Omnibus non si ferma alle auto aziendali. Il decreto diventa l’occasione per ritornare sul trattamento fiscale dei familiari a carico. In pratica, il correttivo punta a risolvere problemi che si sono creati con la formulazione attuale nei piani di welfare. Problemi che hanno portato alla perdita di agevolazioni. Il nuovo provvedimento, infatti, va ad eliminare il riferimento al requisito della convivenza o della ricezione di assegni alimentari per l’applicazione di agevolazioni fiscale mentre resta negli altri casi in cui è richiesta la condizione di familiare a carico. Con un’applicazione dal periodo d’imposta in corso al 20 dicembre 2025.

Crediti dei professionisti

Molto attesa anche la misura che impatta sui professionisti. Viene prevista infatti la tassazione al 26% per i crediti d’imposta acquistati dai titolari di reddito di lavoro autonomo. Con la chance di scegliere il nuovo regime anche ai crediti acquistati a partire dal periodo d’imposta 2024 attraverso la strada della dichiarazione integrativa.

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