È la casa di grandi format come MasterChef e Grande Fratello, ma la definizione di produttore televisivo comincia a starle stretta. Tra distribuzione, digitale, eventi dal vivo e sport, la produzione in senso stretto rappresenta ormai il 75% del giro d’affari illustrato da Bassetti. L’obiettivo è diventare una società di intrattenimento con più attività attorno agli stessi contenuti.
L’intrattenimento unscripted resta la spina dorsale economica: genera profitti e cassa con tempi più favorevoli rispetto alla fiction. Un equilibrio che sostiene gli investimenti negli altri generi. E che aiuta a leggere la crescita dai 250 milioni di fatturato ricordati da Bassetti al momento del suo arrivo agli attuali 4,3 miliardi.
Acquisizioni, la disciplina dei numeri
Banihay è cresciuta molto per linee esterne negli anni. Le ultime grandi acquisizioni sono state quelle di All3Media e, prima, quella di Balich Wonder Studio, operatore attivo nel live entertainment. Crescere però, sottolinea Bassetti, non significa comprare a qualsiasi costo. «Noi le acquisizioni di singole società le facciamo soltanto quando abbiamo bisogno di cominciare una cosa oppure ci manca un genere che può essere comedy, che può essere romance, che può essere game show, reality o qualcosa in un settore».
Il criterio è aggiungere competenze, generi o mercati, per poi farli lavorare attraverso la rete internazionale. Un format nato in un Paese può trovare sbocchi in molti altri; una società creativa può usare strutture finanziarie, legali e commerciali condivise. La scala serve a questo: liberare risorse per i contenuti e accrescerne le possibilità di sfruttamento.
I diritti, prima delle quote
È sui diritti che il colloquio diventa più netto. «Ma i diritti, se tu non ce li hai, non puoi fare niente. Il prodotto non può circolare. La chiave è quella».











