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Home » Bruxelles approva l’obbligo di radio FM e DAB+ nelle nuove auto connesse, vittoria italiana
Economia

Bruxelles approva l’obbligo di radio FM e DAB+ nelle nuove auto connesse, vittoria italiana

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 15, 20262 min di lettura
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Bruxelles approva l’obbligo di radio FM e DAB+ nelle nuove auto connesse, vittoria italiana

Per la radio c’è ora una freccia in più, nell’arco, per evitare l’espulsione dal cruscotto. Bruxelles ha dato ragione all’Italia nella battaglia per impedire che le nuove auto connesse cancellino i ricevitori Fm e Dab+. La Commissione europea ha infatti riconosciuto la validità dell’iniziativa normativa italiana che punta a rendere obbligatoria la presenza dei sistemi radiofonici tradizionali sui nuovi veicoli.

Dietro il dossier si muove una partita molto più ampia della semplice presenza dell’autoradio. Da una parte c’è l’industria dell’automotive, sempre più orientata verso sistemi infotainment semplificati e totalmente integrati con smartphone e servizi Ip. Dall’altra c’è il mondo radiofonico, che vede in quella trasformazione un rischio industriale, culturale e persino democratico: la progressiva scomparsa della radio broadcast gratuita e universale.

Dall’Italia l’1 ottobre 2025 era stata notificata alla Ue una proposta di modifica dell’articolo 98-vicies sexies del Codice delle comunicazioni elettroniche. Il principio è semplice: tutti gli apparati installati sui veicoli nuovi delle categorie M e N (trasporto persone e trasporto merci), se abilitati alla connessione internet o alla riproduzione di contenuti sonori, devono essere idonei anche alla ricezione della radio analogica Fm e digitale Dab+. Inoltre nel testo notificato era stabilito che aggiornamenti software e firmware non possano compromettere o disattivare la ricezione radiofonica. Un punto tutt’altro che secondario nell’era delle auto sempre più governate dal software.

La Ue ha replicato con richieste di approfondimenti (un sostanziale pollice verso). A questo punto l’Italia ha difeso la misura davanti alla Commissione europea sostenendo che non si tratta di una restrizione tecnologica ma, al contrario, di una garanzia di pluralismo e libertà di accesso all’informazione. Nel documento inviato a Bruxelles si sottolinea come oltre il 70% dell’ascolto radiofonico avvenga in mobilità e come la progressiva diffusione di auto prive di autoradio rischi di spostare integralmente l’ascolto verso internet e piattaforme proprietarie. Il timore è quello di una dipendenza totale dalla rete mobile, con problemi legati ai costi di connessione, alla profilazione degli utenti e alla tenuta dei sistemi in situazioni di emergenza.

Non a caso il dossier italiano richiama anche il tema della sicurezza pubblica. La radio broadcast viene considerata un’infrastruttura resiliente nei casi di calamità naturali, blackout o crisi che possano compromettere le reti mobili. Viene citato anche il sistema Asa, Automatic Safety Alert, integrato nel Dab+, capace di inviare allerte geolocalizzate direttamente ai ricevitori delle automobili. Da qui la risposta della Ue che ha valutato come «soddisfacente» la replica italiana.

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