Oltre alle criticità legate alla salute, l’ondata di caldo estremo che si è abbattuta sull’Italia sta creando forti disagi anche al mondo agricolo: le temperature anomale hanno causato un’impennata dei consumi irrigui e le aziende della filiera hanno bisogno di quantità d’acqua sempre maggiori. Nel comprensorio del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale, secondo le stime dello staff tecnico agronomico, il fabbisogno per l’irrigazione sarà circa il 20% superiore rispetto alla media per l’intera stagione. Il Consorzio, che opera nel tratto medio del Po tra le province di Reggio Emilia e Modena, afferma infatti di ricevere dalle aziende agricole tra le 200 e le 300 chiamate al giorno.
Le contromisure
Secondo il Consorzio, però, la situazione al momento è sotto controllo. Per fare fronte al boom di richieste di acqua, l’ente emiliano sta garantendo l’approvvigionamento alle aziende «con l’attivazione dei suoi impianti di presa e distribuzione alle campagne nonostante la rete nella sua complessità sia sottoposta ad un importante carico gestionale» e per assicurare alla filiera produttiva la continuità del servizio ha «attivato ulteriori interventi di adeguamento alla presa di Boretto sul fiume Po, così da poter gestire eventuali riduzioni dei livelli idrici».
Attualmente dalla presa vengono derivati circa 30 metri cubi di acqua al secondo con 13 pompe in funzione, mentre sul sistema del Secchia la portata derivata a Castellarano è pari a circa 1,2 metri cubi al secondo: «In quest’area la portata può essere integrata grazie agli invasi laterali realizzati dal Consorzio negli ultimi anni, che rappresentano una riserva strategica per affrontare i periodi di maggiore richiesta». Rimane invece più critica la situazione a Cerezzola, frazione del comune di Canossa, in provincia di Reggio Emilia, dove la portata derivata non supera i 200 litri al secondo.
La scarsità d’acqua
All’origine del problema, secondo quanto riporta il Consorzio emiliano, ci sarebbe una drastica riduzione della portata dei corsi d’acqua: «Il caldo torrido portato dall’anticiclone africano che sta investendo il nostro paese ed in particolare la pianura padana, anticipando di fatto di un mese le temperature ormai tropicali tipiche della stagione estiva in epoca di mutamento del clima, ha accelerato rapidamente lo scioglimento delle residuali e scarse nevi alpine (- 66% su base annua)».
Preoccupa specialmente la situazione del Po, che «mostra ancora una volta, a quattro anni di distanza dalla grande siccità del 2022, il suo regime di portata ormai classificabile come torrentizio». Il presidente del Consorzio dell’Emilia Centrale Lorenzo Catellani spiega che, anche se le condizioni del Po non sono ancora simili a quelle della crisi del 2022, «stiamo affrontando temperature eccezionalmente elevate. Questo scenario fa impennare i consumi irrigui e, parallelamente, riduce drasticamente le disponibilità dei torrenti appenninici. Sfida immediata è gestire con la massima efficienza la risorsa idrica disponibile in un contesto climatico che cambia rapidamente. Per il futuro, tuttavia, sarà imprescindibile dotarci di invasi infrastrutturali in grado di stoccare l’acqua quando c’è per restituirla nei momenti di emergenza».









