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Home » “Chi non salta è musulmano”, bufera dopo Spagna-Egitto
Sport

“Chi non salta è musulmano”, bufera dopo Spagna-Egitto

Sala StampaDi Sala StampaAprile 1, 20262 min di lettura
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“Chi non salta è musulmano”, bufera dopo Spagna-Egitto

Si allarga lo scandalo dei cori islamofobi nello stadio di Cornellà durante l’amichevole della nazionale spagnola contro l’Egitto al Rcde Stadium, ieri sera (finita 0-0), con una doppia indagine di polizia e Fifa e forti reazioni sportive e politiche.   

A guidare l’indignazione, il giovane fuoriclasse del Barcellona e della nazionale Roja, Lamine Yamal, che in quanto musulmano, ha definito “intollerabile” deridere una religione. “Ieri allo stadio si è sentito il coro ‘chi non salta è musulmano’. So che era rivolto alla squadra avversaria e non personalmente contro di me, ma come persona musulmana resta una mancanza di rispetto e qualcosa di intollerabile… farvi beffe di una religione vi rende ignoranti e razzisti”, ha scritto su Instagram. 

I Mossos d’Esquadra – la polizia catalana – hanno aperto un’inchiesta penale per reati di odio e, attraverso la Direzione Générale della sicurezza, un’altra amministrativa. 

Non si escludono sanzioni su entrambi i fronti, come in analoghi precedenti – nel caso di Inaki Williams nel 2020 nello stesso stadio – che hanno portato a condanne penali e divieti di accesso agli stadi dei tifosi coinvolti. 

Parallelamente si muove la Fifa, che ha avviato un procedimento disciplinare: la Spagna rischia multe e almeno una partita a porte chiuse. 

Un’ombra pesante in vista del Mondiale 2030 organizzato con Marocco e Portogallo, per cui Madrid ancora è in lizza per ospitare la finale. 

Una condanna netta è venuta dal ct Luis de la Fuente: “Assoluta ripulsa a qualsiasi atteggiamento xenofobo, razzista o irrispettoso, i cori sono stati intollerabili”, ha denunciato. 

Più cauto il tecnico egiziano, Hossam Hassan: “Non ho sentito nulla, ero concentrato sulla partita in campo. Siamo tutti umani e crediamo in un unico Dio”, ha detto dopo l’incontro. Ma la Federcalcio egiziana parla di “comportamenti inaccettabili”. 

L’episodio, preceduto anche dai fischi all’inno egiziano, riaccende l’allarme sull’islamofobia nel calcio spagnolo, già sanzionato e sotto la lente internazionale per i cori razzisti che hanno visto presi di mira calciatori come Vinicius Junior del Real Madrid. 

Durissime le reazioni politiche. Il ministro di Giustizia, Felix Bolanos, ha parlato di “vergogna per la società”, puntando l’indice contro l’ultradestra per agitare la xenofobia: “Chi tace è complice”, ha accusato.   

“Lo sport è sforzo, lavoro e talento, ma anche rispetto, solidarietà convivenza. L’odio, il razzismo e la xenofobia non hanno posto negli stadi e nella nostra società”, ha ammonito la ministra di Educazione e Sport, Milagros Tolon. 

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