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Home » Cipro, Kuwait e Libano: ecco le ipotesi sul dispiegamento dei militari italiani
Notizia

Cipro, Kuwait e Libano: ecco le ipotesi sul dispiegamento dei militari italiani

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 7, 20264 min di lettura
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Cipro, Kuwait e Libano: ecco le ipotesi sul dispiegamento dei militari italiani

L’escalation in Medio Oriente spinge l’Italia a rimettere mano al dispiegamento dei suoi militari nelle aree più o meno direttamente interessate dalla crisi. Di fronte a una situazione in evoluzione, la strategia registra con il passare delle ore nuovi tasselli. I capitoli su cui si va concentrando l’attenzione sono allo stato attuale tre: Cipro, Kuwait e Libano.

Cipro

Un equipaggio di oltre 160 uomini della Marina militare italiana è pronto a dirigersi verso Cipro a bordo della fregata missilistica Federico Martinengo, per difendere l’isola dagli attacchi provenienti da Iran o Libano: potranno avvistare con i radar eventuali droni o razzi fino a circa duecento chilometri di distanza mentre a neutralizzare le minacce potrebbero essere i missili Aster, attivi nel raggio di cento chilometri. Si tratta di un tipo di operazioni non nuove per la Martinengo, che scorso anno aveva concluso il suo impegno nella missione europea Eunavfor Aspides nel Mar Rosso, rientrando alla base navale di Taranto dopo aver protetto il traffico mercantile dalle minacce degli Houthi nello Yemen. La nuova missione invece, già annunciata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, avverrà nell’ambito di un assetto tutto europeo in coordinamento anche con Spagna, Francia e Olanda, che invieranno le proprie navi. L’urgenza è di evitare che l’escalation in MediO Oriente, di fatto estesa al territorio dell’Unione Europea, possa allargarsi ulteriormente.

Kuwait

Un altro capitolo, nell’ambito dello stesso scenario che è quello della reazione dell’Iran all’operazione di attacco condotta da Usa e Israele, è quello degli aiuti ai Paesi del Golfo annunciati nei giorni scorsi, per i quali c’è una riflessione in corso proprio a causa degli scenari in costante cambiamento. Spostare il potente sistema di difesa terra-aria Samp/T in Kuwait o negli Emirati non è un’operazione facile e bisognerà capire se, con una progressiva riduzione dell’arsenale iraniano, l’utilizzo si rivelerà necessario oppure serviranno altri strumenti. L’utilizzo della contraerea italo francese prevederebbe poi un team di almeno settanta persone appositamente addestrate e capaci di operare nelle varie postazioni, da quella di comando ai radar fino ad ogni lanciatore. Altri dispositivi, come gli stinger o gli stessi droni, potrebbero invece non richiedere l’invio di personale. Roma ha comunque a disposizione radar e una serie di strumenti di intelligence elettronica attraverso la rete satellitare. Proseguono intanto le operazioni di svuotamento dalla base di Ali al Salem in Kuwait, nuovamente colpita dopo il primo attacco di sabato scorso, senza che si siano registrati danni importanti ai due caccia F2000 italiani presenti: «Solo proiezioni di schegge», assicurano fonti ben informate. Già da giorni è stata disposta una parziale evacuazione, con un movimento di 239 militari italiani verso l’Arabia Saudita: dei 321 ne rimarranno 82.

Libano

Un altro dossier prioritario è quello del Libano. Beirut teme che l’offensiva israeliana nel sud del Libano possa trasformarsi in una presenza militare prolungata lungo l’intera fascia di confine. La missione delle Nazioni Unite nella parte meridionale del Paese (Unifil), di cui fanno parte circa mille militari italiani, ha confermato movimenti di soldati israeliani in territorio libanese. Secondo diverse valutazioni, queste operazioni mirano a controllare una serie di colline e alture che consentirebbero di sorvegliare ampie regioni del sud e le principali vie di comunicazione tra il sud e l’interno. «La situazione nel Sud rimane strettamente complessa e delicata – ha chiarito il generale Diodato Abagnara, comandante della missione, ospite del programma Start su Sky TG24. « Noi, dal punto di vista strettamente operativo, stiamo adottando le misure di sicurezza per il nostro personale – ha aggiunto -. Ciò include che in determinati momenti, sotto il fuoco da ambo le parti, siamo costretti a sostare nei bunker, fermo restando che continuiamo a garantire le operazioni fondamentali per implementare la risoluzione 1701». Si resta in attesa degli sviluppi e ulteriori valutazioni: nel caso si decida per l’evacuazione, è pronta a sopraggiungere una nave italiana.

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