Sono rientrati in Italia i sei attivisti della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla coinvolti nell’attacco nel deserto libico. Ma il loro ritorno non chiude la vicenda. La sposta sul terreno delle verifiche investigative. L’Antiterrorismo italiano valuta infatti di ascoltarli per ricostruire quanto accaduto in Libia, dove la carovana umanitaria diretta verso Gaza è stata bloccata tra fermi, pressioni militari e un attacco a Sirte.
La missione era partita dalla Mauritania nei primi giorni di maggio 2026. Circa 300 attivisti provenienti da 28 Paesi, tra cui 13 italiani, avevano l’obiettivo di raggiungere il valico di Rafah per consegnare aiuti alla popolazione di Gaza. Il convoglio, però, non è mai arrivato al confine. La marcia si è fermata in Libia, in un quadro che ora potrebbe entrare nelle valutazioni degli investigatori italiani.
L’attacco a Sirte e i fermi in Libia
Secondo quanto ricostruito finora, lunedì pomeriggio il gruppo della Global Sumud Flotilla è stato attaccato da forze militari libiche mentre si trovava accampato a Sirte. Gli attivisti erano in attesa del rilascio di dieci compagni fermati il giorno prima. Tra i bloccati ci sono anche due italiani: il pugliese Domenico Centrione e la piemontese Leonarda Alberizia. I due sarebbero stati fermati con l’accusa di «ingresso illegale» mentre cercavano di negoziare un avanzamento del convoglio. Successivamente sarebbero stati trasferiti a Bengasi, nelle mani dei miliziani libici affiliati al generale Khalifa Haftar.
È uno dei punti più delicati della vicenda. Perché riguarda cittadini italiani trattenuti in territorio libico e perché inserisce la missione umanitaria in un contesto segnato da controllo militare, fermi e trasferimenti.
Le verifiche dell’Antiterrorismo italiano
L’attenzione dell’Antiterrorismo potrebbe ora concentrarsi proprio sulla fase libica della missione. Gli investigatori valutano di ascoltare i sei attivisti rientrati in Italia per fissare una cronologia precisa: quando è avvenuto l’attacco, chi è intervenuto, con quali modalità, dove si trovava il gruppo e quali contatti ci siano stati prima e dopo il fermo dei dieci attivisti.










