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Home » Come cureremo diabete e obesità nei prossimi anni? Ecco il futuro delle terapie
Salute

Come cureremo diabete e obesità nei prossimi anni? Ecco il futuro delle terapie

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 10, 20264 min di lettura
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Come cureremo diabete e obesità nei prossimi anni?  Ecco il futuro delle terapie

È incredibile il numero di studi sulle nuove terapie per diabete e obesità presentato al congresso della Società Americana di Diabetologia (ADA 2026 Scientific Sessions). Il menu del what’s next è davvero molto variegato e c’è spazio per tutti: dai nuovi farmaci orali e iniettivi (dual e triple agonist), alle terapie da fare una volta al mese. E la posta si alza: non più solo farmaci anti-diabete e obesità, ma terapie per guadagnare in salute a 360°. Si definiscono anche nuove strategie di cura per contenere gli effetti indesiderati (nausea, vomito, costipazione, ecc) all’insegna dello “stay low, go slow” (tieniti basso col dosaggio iniziale e aumentalo molto gradualmente verso l’alto). “Abbiamo bisogno di avere una gamma di opzioni terapeutiche diverse – commenta il professor Naveed Sattar dell’Università di Glasgow -. Ma la cosa più importante è che i farmaci siano scalabili e accessibili alla maggior parte delle persone, non solo nei Paesi ad alto reddito. L’ambiente (obesogeno) non tornerà a com’era negli anni Settanta nel giro di una settimana. Ci vorranno tre, quattro, cinque generazioni. Ma noi abbiamo bisogno di soluzioni adesso.”

La carica dei farmaci basati sull’amilina

Tra i nuovi protagonisti nella lotta contro l’obesità e il diabete, c’è l’amilina, ormone prodotto dal pancreas, alla base di una nuova generazione di farmaci efficaci. All’ADA sono stati presentati i risultati di una serie di studi con derivati dell’amilina in monoterapia o in terapia di associazione, tra i quali quelli del programma REDEFINE. I pazienti trattati con una combinazione di cagrilintide (analogo dell’amilina long acting) e semaglutide hanno fatto registrare riduzioni del peso corporeo a due cifre. Risultati promettenti per questa associazione anche nel diabete di tipo 2, dagli studi di fase 3 del programma REIMAGINE (pubblicati su Lancet) con riduzioni significative di glicemia e peso corporeo, e con il potenziale di portare il diabete in remissione, se utilizzati nelle prime fasi della malattia. In arrivo per questa categoria anche eloralintide, un altro agonista recettoriale selettivo dell’amilina, long acting.

L’amilina induce perdita di peso, portando a ridurre l’introito calorico (agendo a livello cerebrale) e contrastando il calo del dispendio energetico che normalmente accompagna le diete ipocaloriche e che frena la perdita di peso. Inoltre sembra offrire vantaggi anche su salute ossea, massa muscolare e sensibilità alla leptina, cosa che la rende particolarmente interessante per il trattamento a lungo termine.

L’arrivo dei farmaci GLP-1 super long acting

Si chiama berobenatide ed è un agonista del GLP-1 che si assume una volta al mese, anziché una volta a settimana come gli attuali trattamenti iniettivi. Un farmaco che potrebbe dunque cambiare radicalmente l’aderenza alla terapia dell’obesità. All’ADA sono stati presentati i risultati dei tre trial di fase 2b del programma VESPER. Berobenatide potrebbe dunque diventare il primo agonista del recettore GLP-1 a somministrazione mensile. È molto potente e tollerabile e la sua lunga durata d’azione potrebbe migliorare la compliance alla terapia”.

Terapie orali di nuova generazione per diabete e obesità

Mentre cresce l’attesa per l’arrivo in farmacia di orforglipron, compressa anti-obesità e anti-diabete e già ottimo candidato per diabete di tipo 2, sovrappeso-obesità lieve e come terapia di mantenimento dopo il dimagrimento, sui banchi della ricerca si profilano già nuove molecole che andranno ad aggiungersi a quelle già disponibili (semaglutide orale) o in arrivo (orforglipron). È il caso di elecoglipron, una piccola molecola somministrata per bocca una volta al giorno. All’ADA 2026 sono stati presentati i risultati due studi di fase 2, pubblicati simultaneamente su The Lancet. Nel SOLSTICE, su persone con diabete di tipo 2, il farmaco ha prodotto una riduzione media dell’emoglobina glicata fino 1,9 punti percentuali. Nello studio VISTA, su adulti con obesità o sovrappeso, i soggetti trattati con elecoglipron hanno perso in media il 10,5% del peso corporeo in 26 settimane. Il farmaco ha migliorato inoltre anche i valori di pressione e ridotto i livelli di proteina C-reattiva, un marcatore di infiammazione legato al rischio cardiovascolare. Sono al momento in fase di sviluppo gli studi di fase 3 che testeranno elecoglipron su popolazioni più ampie e diversificate. I risultati non sono attesi prima della fine del prossimo anno.

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