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Home » Così il Veneto scommette sulla tecnologia per reggere l’urto dell’invecchiamento
Salute

Così il Veneto scommette sulla tecnologia per reggere l’urto dell’invecchiamento

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 1, 20263 min di lettura
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Così il Veneto scommette sulla tecnologia per reggere l’urto dell’invecchiamento

Il Veneto ha uno degli indici di vecchiaia più alti d’Italia. Nel 2005 il rapporto tra popolazione over 65 e under 14 era di uno a uno; nel 2025 è salito a due a uno e nel 2050, secondo le proiezioni Istat, sarà di tre a uno.

La piramide demografica, con un’ampia base di giovani e un vertice stretto di anziani, si è di fatto invertita con un conseguente serio impatto sulla spesa sanitaria.

Negli anni, la quota di over 65 è passata dal 19% del 2005 all’ attuale 25% ed è attesa al 35% nel 2050 con l’incidenza degli over 85, fascia che assorbe la quota maggiore di spesa sanitaria, che salirà dal 4% all’8%. In confronto al resto d’Europa, l’Italia, come il Veneto, invecchia non per eccesso di longevità — fenomeno comune a molti Paesi ricchi — ma per un più rapido calo degli under 14 che nel 2025 sono scesi all’11.9% (dal 14.1% del 2005) rispetto al 14.4% della media UE. Eppure, a guardare solo l’ultimo dato disponibile, si potrebbe pensare il contrario. Al 1° gennaio 2025 il Veneto contava 4.849.553 residenti, 1.256 in più rispetto all’anno precedente: la variazione benchè minima è positiva e in controtendenza rispetto al calo nazionale (-0,05% contro il +0,03% regionale). È una stabilità reale, che dura da tre anni e ha rallentato il declino avviato nel 2014. Ma è, appunto, solo un rallentamento: le stesse proiezioni Istat indicano un ritorno al calo, con una perdita stimata di circa 68mila residenti entro il 2040 e di 168mila entro il 2050.

Il tema, posto in questi termini, ricorda da vicino un dibattito che si sta consumando altrove, su una scala molto più grande. A marzo un gruppo di ricercatori guidato dall’ecologo australiano Corey Bradshaw ha pubblicato su Environmental Research Letters uno studio che sostiene come la popolazione mondiale abbia già superato la capacità di carico sostenibile del pianeta, fissando in circa 2,5 miliardi di persone la soglia compatibile con un tenore di vita dignitoso entro i limiti delle risorse rinnovabili — contro gli 8 miliardi attuali. Pur consapevoli delle necessarie cautele interpretative di questo studio per alcuni aspetti metodologici, la domanda che ne discende, ovvero quante persone un sistema può sostenere dati i vincoli delle risorse disponibili, è la stessa che dobbiamo porci oggi quando programmiamo la spesa sanitaria di una regione come il Veneto. Solo che qui il vincolo non sono le risorse naturali del pianeta, ma il gettito fiscale generato da una popolazione attiva che si restringe.

Che la tecnologia possa attutire l’impatto fiscale dell’invecchiamento è ormai un’ipotesi condivisa da gran parte della letteratura economica sul tema. Ma agisce, quando funziona, attraverso tre leve distinte. La prima favorisce una riduzione del costo unitario della cura attraverso telemedicina, monitoraggio remoto e diagnostica assistita da intelligenza artificiale che permettono di passare da una medicina di reazione – ti ammali dunque ti curo – ad una medicina di previsione ossia anticipo l’acuzie di una patologia cronica evitando così l’ospedalizzazione. La robotica assistiva, fornendo sistemi e dispositivi intelligenti per supportare gli anziani e le persone con disabilita’, permetterà di alleggerire le ore di lavoro umano necessarie all’assistenza quotidiana favorendo una migliore allocazione delle risorse.

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