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Economia

Crescita a doppia cifra dell’Internet delle cose

Sala StampaDi Sala StampaAprile 17, 20264 min di lettura
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Crescita a doppia cifra dell’Internet delle cose

È una presenza invisibile o quasi ed è sempre più pervasiva quella degli oggetti connessi. In Italia quelli attivi nel 2025 erano oltre 175 milioni, più di 3 per abitante, con una crescita del 13%. Stesso trend per il mercato che vale quasi 11 miliardi di euro (+12%). Quello dell’Internet delle cose è un mercato sempre più dinamico trainato da alcune aree applicative come le utility, le auto connesse e gli edifici smart mentre si lavora al processo d’integrazione con l’intelligenza artificiale. È quanto rivela l’Osservatorio Internet of things (Iot) del Politecnico di Milano presentato oggi.

Nelle ultime generazioni di dispositivi Iot sale a bordo l’intelligenza artificiale. Si tratta dell’Edge Ai, quella interna al sistema che ha la capacità di elaborazione secondo modelli di AI direttamente a bordo dei dispositivi connessi o in prossimità della fonte del dato. Tra i vantaggi la riduzione dei tempi, limitati alla dipendenza dall’infrastruttura cloud e l’ottimizzazione dell’utilizzo della banda, permettendo di elaborare i dati in tempo reale e di attivare risposte immediate. Un approccio che risulta particolarmente rilevante nei contesti industriali e delle infrastrutture. Ci sono poi dei sistemi basati su agenti intelligenti (Agentic AI) in grado di perseguire obiettivi specifici in modo autonomo o semi-autonomo, interagendo con l’ambiente circostante e adattando il proprio comportamento in funzione dei risultati ottenuti.

Le soluzioni più diffuse sono invece quelle nell’ambito delle utility come, per esempio, i contatori smart per la luce, acqua e gas. Milioni di installazioni di cui molte in fase di sostituzioni perché arrivati a fine vita. Questo segmento vale circa 1,9 miliardi con un +18%. Seguono le auto connesse con poco più di 1,7 miliardi: a fine 2025 nella penisola circolavano 6,5 milioni di veicoli connessi (+16%) grazie alla sim a bordo mentre quelli con installata la “scatola nera” a fini assicurativi sono più di 10,6 milioni. Attingendo ai fondi del Pnrr crescono le soluzioni di smart transportation infrastructure per monitoraggio, gestione e manutenzione predittiva di infrastrutture come strade, ponti, viadotti e gallerie. Rallentano invece le soluzioni per lo smart building, a 14 miliardi, a causa della rimodulazione degli incentivi fiscali del super bonus. Seguono, con un valore di mercato di circa 1 miliardo a testa, la smart factory (1,16 miliardi, +12%) e la smart city (1,03 miliardi).

«L’offerta di soluzioni Iot continua a evolvere, spingendo sempre più aziende a valorizzare i dati raccolti dagli oggetti connessi per sviluppare nuovi servizi e integrare l’Intelligenza Artificiale – osserva Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Iot –. Oggi oltre la metà delle grandi imprese e un terzo delle medie stanno già lavorando in questa direzione o prevedono di farlo entro un anno. È inoltre significativo che il 40% delle imprese riporti ritorni sull’investimento già misurabili, a dimostrazione di come l’Intelligenza Artificiale possa tradursi in valore economico diretto».  In accelerazione le applicazioni industriali dell’Iot. L’Osservatorio del Polimi evidenzia che il 71% delle grandi imprese industriali italiane ha già implementato almeno un progetto Iot, a fronte del 59% registrato tra le medie imprese. Soprattutto c’è la volontà di sviluppare nuove iniziative nei prossimi anni. Nel 2025 la crescita dei progetti Industrial Iot è stata sostenuta in misura significativa dagli incentivi dei piani transizione 4.0 e 5.0, rispettivamente con 2,2 e 2,75 miliardi di euro erogati. «Un ruolo chiave è stato giocato anche dagli incentivi Transizione 4.0 e 5.0, con rispettivamente 2,2 e 2,75 miliardi di euro erogati nel 2025 e ben 9,8 miliardi previsti nei prossimi tre anni, che daranno ulteriore slancio al comparto – conclude Angela Tumino, direttrice dell’Osservatorio Iot -. Tuttavia, la complessità procedurale e le continue revisioni normative relative al Piano 5.0 hanno spesso generato forte incertezza tra le imprese».

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