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Home » Cuba, la portaerei americana Nimitz è nei Caraibi. Aumenta la pressione Usa sull’isola
Politica

Cuba, la portaerei americana Nimitz è nei Caraibi. Aumenta la pressione Usa sull’isola

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 21, 20267 min di lettura
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Cuba, la portaerei americana Nimitz è nei Caraibi. Aumenta la pressione Usa sull’isola

Il Comando Sud degli Stati Uniti (Southcom) ha comunicato l’arrivo ieri nei Caraibi della portaerei a propulsione nucleare Nimitz e del relativo gruppo d’attacco. “Benvenuti nei Caraibi, Gruppo d’Attacco del Nimitz” ha postato su X il Southcom, responsabile delle operazioni in America Latina, Messico escluso.

La portaerei della Marina statunitense USS Nimitz attracca nel Golfo di Panama – 300326 (LaPresse)

Si va sempre più intensificando, quindi, la campagna di pressione economica, politica e militare su Cuba da parte degli Stati Uniti. Risale a ieri l’incriminazione dell’ex presidente Raúl Castro per l’abbattimento di due aerei civili vicino alle coste cubane nel 1996. Notizia che è stata celebrata dal tycoon con entusiasmo: Trump si è detto infatti convinto che i cubani siano con lui e vogliano la “liberazione” dell’isola dal comunismo.

La portaerei della Marina statunitense USS Nimitz attracca nel Golfo di Panama - 300326

La portaerei della Marina statunitense USS Nimitz attracca nel Golfo di Panama – 300326 (LaPresse)

L’entusiasmo di Trump: “Il Paese sta andando a rotoli, stanno aspettando da 65 anni. Ma non ci sarà escalation”

“Stanno aspettando questo momento da 65 anni, quindi vedremo cosa succederà, ma nel frattempo dovremo aiutarli. Non hanno alcun modo di vivere. Non hanno cibo, non hanno elettricità, non hanno energia di alcun tipo. Ma hanno persone straordinarie, molte persone straordinarie” ha detto Trump, rassicurando sul fatto che “non ci sarà un’escalation”. Non credo che ce ne sia bisogno. Guardate, il Paese sta andando a rotoli. È un disastro, e hanno perso il controllo. Hanno davvero perso il controllo di Cuba” ha riaffermato il capo della Casa Bianca. Che non ha mai escluso in via definitiva una possibile azione militare.

Cubani residenti a Miami manifestano con cartelli dopo l’annuncio delle accuse contro Raúl Castro - 20/05/26

Cubani residenti a Miami manifestano con cartelli dopo l’annuncio delle accuse contro Raúl Castro – 20/05/26 (Ansa)

Le accuse a Raul Castro

Eppure, nonostante le parole rassicuranti del tycoon, l’escalation è nei fatti e senza precedenti, realizzata con gesti eclatanti che dicono molto delle intenzioni dell’Amministrazione Trump.

Oltre all’anziano fratello di Fidel, presidente dal 2008 al 2018, sono state incriminate cinque persone. L’accusa è di omicidio e cospirazione finalizzata all’uccisione di cittadini americani: l’episodio riguarda l’abbattimento di due aerei del gruppo di assistenza umanitaria “Brothers to the Rescue”, vicino alle coste dell’isola, avvenuto trent’anni fa. “Vogliamo che affronti la giustizia qui. C’è un mandato d’arresto e ci aspettiamo che si presenti volontariamente o per altre vie” ha detto il ministro della giustizia americano ad interim Todd Blanche. In caso di condanna, alcuni degli imputati rischiano la pena dell’ergastolo.

Cubani residenti a Miami manifestano con cartelli dopo l’annuncio delle accuse contro Raúl Castro - 20/05/26

Cubani residenti a Miami manifestano con cartelli dopo l’annuncio delle accuse contro Raúl Castro – 20/05/26 (Ansa)

Raul Castro, che il prossimo 3 giugno compirà 95 anni, rischia fino a cinque anni di reclusione per ognuno dei capi di accusa mossi nei suoi confronti per la distruzione degli aerei (in qualità di ministro della Difesa, ruolo che ha ricoperto per quasi 50 anni). Castro non ricopre più incarichi ufficiali, anche se gli esperti ritengono che continui ad avere un enorme potere soprattutto sulle forze armate. E anche se l’incriminazione di Castro appare un gesto simbolico, la mossa è destinata a far aumentare la pressione sull’isola.

“Il tentativo di incriminazione è un’azione politica priva di fondamento giuridico” ha tuonato il presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel. “È un circo che stanno allestendo per giustificare un’aggressione militare contro Cuba” ha rincarato la dose l’ambasciatore di Cuba presso l’Onu, Ernesto Soberon Guzman, parlando al New York Times. Intanto, per domani, è stata convocata dalle organizzazioni giovanili e studentesche cubane una manifestazione presso la storica Tribuna anti-imperialista José Martí a L’Avana. In campo l’Unione dei giovani comunisti (Ujc) e i movimenti studenteschi, per ribadire il sostegno alla leadership storica della Rivoluzione.

Le differenze col Venezuela

Per chi vede inquietanti similitudini con il blitz che, a Caracas lo scorso gennaio, portò all’arresto di Nicolas Maduro, anche lui incriminato prima di essere prelevato in un’operazione speciale rapida e di successo, va precisato che si tratta di due situazioni molto diverse, pur presentando punti di contatto. Anzitutto, Raul non è Maduro: è una persona molto anziana e catturarla in un blitz, trasferirla a bordo di elicotteri militari e poi su una portaerei, per farla giungere in terra statunitense, ammanettata e con una benda sugli occhi (in sostanza, la sorte che toccò al delfino di Hugo Chavez), appare molto improbabile.

Con un fronte di fatto ancora attivo in Medioriente, poi, sarebbe difficile credere che gli Usa vogliano “aprire il fuoco” anche in un’altra area del mondo. Ma la notizia della Nimitz, che raggiunge i Caraibi, va in una direzione diversa rispetto a questo assunto, collegandosi al posizionamento dei mezzi navali e aerei necessari a intraprendere un’azione militare.

C’è poi una differenza sostanziale a livello di opposizione: mentre a Caracas l’onda antiregime montava da tempo e riguardava strati sempre più spessi della popolazione, a L’Avana i minimi segnali di scontento vengono sistematicamente repressi, anche brutalmente, impedendo alle voci dissonanti di farsi sentire.

Tenuto conto di tutte queste divergenze, tuttavia, è pur vero che, se cadesse Cuba, se il regime socialista finisse, e con esso il potere della famiglia Castro, che ne ha segnato il destino per 65 anni, sarebbe la fine di un simbolo, un’epopea storica dal valore ideale, che trascende la politica e la cronaca quotidiana: la Cuba di Fidel e della Revolución è entrata a pieno diritto nella storia, riferimento per popoli e Stati in lotta in tutto il mondo.

Il dossier cubano nel cuore di Rubio, figlio di emigranti pre-rivoluzione: puntare a tutta la popolazione, non solo sui dissidenti

Cuba è uno dei dossier che sta più a cuore al segretario di Stato Usa Marco Rubio, nato negli Stati Uniti da genitori emigrati da Cuba prima della rivoluzione di Fidel. Finora Washington ha portato avanti misure economiche coercitive, oltre all’ultradecennale bloqueo (embargo) e, in parallelo, ha condotto colloqui con alcuni esponenti cubani, con i quali ha discusso anche di un’offerta d’assistenza all’isola da 100 milioni di dollari.

Con la sua strategia, insomma, la Casa Bianca punta a far leva non solo sui dissidenti ma su tutta la popolazione, sulle loro difficoltà e carenze, affinché si rivoltino contro il regime. “Trump sta proponendo una nuova relazione tra gli Stati Uniti e Cuba. Ma questa relazione deve essere diretta con voi, il popolo cubano, non con Gaesa” ovvero il conglomerato militare fondato da Castro, ha detto Rubio in un videomessaggio alla popolazione dell’isola, in occasione della Giornata dell’Indipendenza cubana.

Gli occhi del tycoon sull’isola fin dal 2011

“Gli Stati Uniti – gli ha fatto eco Trump – non avranno pace finché Cuba non sarà di nuovo libera”. Il presidente americano ha quindi messo in evidenza che gli States non accetteranno “uno Stato canaglia che ospita operazioni militari, di intelligence e terroristiche” in prossimità delle loro coste. “Guardiamo con fiducia verso una nuova età dell’oro per l’isola e il suo popolo” ha aggiunto il Commander-in-chief, insistendo sulla disponibilità americana di aiutare la popolazione cubana alle prese con una crisi umanitaria senza precedenti.

Gli occhi del tycoon non si posano per la prima volta, adesso, sull’isola caraibica: nel 2011 e nel 2012 alcuni manager della Trump Organization visitarono Cuba per un sopralluogo per un campo da golf. E nel 2016, nel mezzo della sua prima campagna elettorale, Trump disse che Cuba “avrebbe rappresentato una buona opportunità di investimento”.

La Russia si muove per L’Avana: “Massimo sostegno a Cuba, condanniamo ogni minaccia”

Cuba è stata informata sugli aspetti e sulle modalità di assistenza che Mosca intende fornirle, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. “Riaffermiamo la nostra completa solidarietà con Cuba. Condanniamo fermamente qualsiasi tentativo di interferire gravemente negli affari interni dello Stato sovrano, di intimidire e di utilizzare misure restrittive unilaterali, minacce e ricatti. Continueremo a fornire il sostegno più attivo al fraterno popolo cubano in questo periodo difficile” ha affermato Zakharova in una conferenza stampa.

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