L’Italia è un piccolo Paese: occupa appena lo 0,2% delle terre emerse, conta meno dell’1% della popolazione globale, eppure concentra nel suo territorio il 5% dei siti riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco, genera il 3,1% dell’export globale e il 2,1% del prodotto interno lordo del Pianeta.
«Siamo una superpotenza culturale», osserva il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, intervenendo alla Conferenza delle direttrici e dei direttori degli Istituti italiani di cultura (IIC), che si è tenuta a Verona dal 20 al 23 luglio. Una rete di 88 soggetti in 63 Paesi, che realizzano annualmente oltre 5mila eventi promozionali, grazie a un investimento pubblico di circa 24 milioni l’anno. «La cultura è uno straordinario elemento di forza per promuovere la nostra identità e la nostra economia nel mondo e gli istituti di cultura sono ambasciatori di un’Italia che nella cultura è un gigante», ha detto Tajani.
La cultura è identità, è valori, è stile di vita. Ma è anche un motore di ricchezza e occupazione, come ha ricordato, intervenendo all’evento, Federico Silvestri, amministratore delegato del Gruppo il Sole 24 Ore, che nel 2023 ha iniziato a collaborare con il Maeci nel progetto Laboratorio Farnesina, trasformatosi nel 2026 in Laboratorio della Crescita. L’obiettivo è realizzare una mappatura delle iniziative e delle realtà italiane da sostenere e valorizzare all’estero attraverso la rete delle ambasciate, dei consolati e degli istituti italiani di cultura. Finora sono 11 le città italiane coinvolte, attraverso incontri uno a uno organizzati tra funzionari del Ministero e operatori locali della cultura, e tre i progetti realizzati. «Gli istituti italiani di cultura e il sistema della diplomazia culturale sono una infrastruttura strategica del Paese, che produce non solo conoscenza e sapere, ma anche competitività e crescita», ha detto Silvestri. I 170 miliardi di euro di export di prodotti belli e ben fatti, stimato da Confindustria, «ci ricordano che la reputazione culturale non è un elemento accessorio dell’economia, ma uno dei presupposti del suo valore», ha aggiunto, sottolineando che la cultura genera direttamente quasi 116 miliardi di euro di valore aggiunto e alimenta circa 49 miliardi in settori che della cultura beneficiano, dalla moda al design, dall’hospitality ai servizi.
Anche il ministro Tajani ha ricordato alcuni numeri che restituiscono l’importanza della cultura non solo dal punto di vista identitario, ma anche economico. «L’industria della cultura vale 310 miliardi, pari al 15,4% della ricchezza nazionale – ha detto Tajani, citando i dati contenuti nel Rapporto Io sono cultura di Fondazione Symbola, presentato la scorsa settimana – e dà lavoro a un milione e mezzo di persone, il 5,7% dell’occupazione italiana».
L’industria culturale comprende non solo i settori tradizionalmente intesi come tali, ma anche comparti produttivi che partecipano a pieno titolo a creare l’identità e lo stile di vita italiani. Lo ha precisato Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia Ice, osservando che «noi italiani siamo famosi nel mondo non solo per la nostra cultura artistica, ma anche per quella artigianale e industriale, trasversale a diversi settori, tra cui design, moda, cucina e vino, tecnologia e artigianato». Zoppas ha ricordato il lavoro di sinergia tra i 90 uffici Ice nel mondo e gli istituti italiani di cultura, sotto la regia del Maeci. «La cultura è ambasciatrice di dialogo e di pace, ma è anche diplomazia della crescita, a supporto dell’obiettivo del governo di raggiungere i 700 miliardi di euro di export nel 2027».












