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Home » Descalzi, nuovo blocco Hormuz cambia situazione energetica mondiale
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Descalzi, nuovo blocco Hormuz cambia situazione energetica mondiale

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 16, 20264 min di lettura
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Descalzi, nuovo blocco Hormuz cambia situazione energetica mondiale

«Siamo in una situazione, da un punto di vista energetico, che ovviamente il prezzo non ha ancora certificato come un grosso problema perché sono state utilizzate circa 400 milioni di barili di riserve, per i Paesi Ocse, che sono state immesse nel mercato e questo ha permesso di tenere i prezzi in una range fra i 90 e i 100 dollari». Lo ha detto l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, in audizione alla commissione Attività produttive della Camera. «Con la firma dell’accordo (con l’Iran, ndr) c’è stata una caduta a 68 dollari, adesso siamo ritornati sugli 85 – ha detto Descalzi – ovviamente perché non c’è stato poi un seguito positivo a quella firma, adesso dall’11 non è passata più neanche una nave per lo stretto, quindi c’è un nuovo blocco. Questo cambia l’ordine delle cose, lo cambia per l’Europa, e lo cambia in questo caso più a livello mondiale».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«Si parla di mancanza di crudo – ha continuato il numero uno di Eni – ma i prodotti contano molto, perché poi vanno a consumo e fanno alzare i prezzi. Per noi come Europa sono il diesel e il jet fuel». Il jet fuel «scontava una carenza già prima, da quando si è chiuso l’accesso al mercato russo circa il 60% veniva dal Golfo. E ora chi sta compensando sono le raffinerie Usa che vanno con una capacità produttiva del 95% rispetto al potenziale per poter compensare le carenze».

Descalzi: «Da gennaio stop completo a gas russo»

«Per quanto riguarda l’approvvigionamento di gas – ha detto Descalzi – , 36 miliardi dalla Russia dovranno essere compensati dagli Stati Uniti o East Asia questo ci porta ad avere da gennaio 2027 un ulteriore problema. La coda della guerra porterà a uno stop completo del gas che arriva all’Europa». «Questo ci troverà in una situazione di stoccaggi peggiore dell’anno scorso – ha continuato l’ad di Eni -, non per l’Italia che è in linea con l’anno scorso al 71-72%, è tutto contrattato, ci sono paesi europei che sono molto al di sotto. Per l’Europa che va a gas è una preoccupazione, per quella che va a nucleare come la Francia e in parte la Spagna lo è in modo minore anche se ogni Paese deve comunque avere una stabilità».

«Viviamo crisi da 5 anni, non vista così da inizio anni ’80»

«Quello che stiamo vivendo è qualcosa che non si è vissuto negli ultimi 4 cicli energetici, nel senso dall’inizio degli anni ’80», ha sottolineato il numero uno di Eni. «Stiamo vivendo una crisi che non è iniziata adesso ed è sfociata nella crisi del Golfo persico ma negli ultimi 5 anni abbiamo avuto il Covid, e in quell’occasione il mondo ha utilizzato le riserve strategiche come sta facendo adesso», poi la guerra in Ucraina e «questo terzo episodio, in Medio Oriente, e ancora ad oggi sono bloccati cira 9-10 milioni di barili solo per il greggio e non parlo di prodotti». Descalzi ha ricordato che «questi eventi che siamo abituati a vedere uno per uno, come episodi, sono avvenuti in 5 anni e non c’è stato tempo e possibilità di recuperare, le produzioni sono state ridotte, le riserve strategiche si stanno usando con un gradiente anche superiore alla situazione Covid e le mancanze si sono accumulate e non sono state riassorbite».

«Contributo energetico dal Medio Oriente non tornerà come prima»

Descalzi ha detto che sul piano degli approvvigionamenti energetici «la configurazione passata basata su Russia e Medio Oriente si è erosa completamente» con contributi alla produzione che «è facile non tornino ai livelli precedenti per molto tempo. Anche quando questi contributi dal Golfo ci saranno, quando, spero presto, tutto sarà finito, il rischio attribuito a quest’area sarà completamente differente», con maggior costo del denaro, premi sulle assicurazioni e impatti sugli investimenti.

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