Un comparto solido, che fino a oggi ha retto alla pressione crescente dei costi di produzione ma in cui ora interviene un primo segnale di rallentamento: la redditività netta segna un calo dello 0,3% attestandosi al 2,8% e questo dato comporta una riflessione sulla sostenibilità industriale così come su una revisione della governance farmaceutica che tenga conto di peculiarità e obiettivi delle imprese. A loro beneficio ma anche a vantaggio dell’intero Servizio sanitario nazionale, se solo si considera che dall’impiego di farmaci equivalenti, biosimilari e fuori brevetto si generano risparmi miliardari: 8,2 mld contabilizzati tra 2016 e 2025, con 850 milioni nel solo 2025.
La fotografia
La fotografia scattata dall’XI Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci accessibili di Egualia, realizzato con il contributo di Nomisma e TEHA Group e presentato a Roma, mette in evidenza da un lato portata e capacità di resilienza del sistema; dall’altro l’affanno dopo l’impennata dei costi, in uno scenario nazionale di crescita della spesa farmaceutica con l’ospedaliera a 13,1 miliardi (+5,2%) nel 2025, per il 94,7% determinata dai farmaci coperti da brevetto mentre gli equivalenti incidono solo per il 2,1%. Tanto che “si delineano due economie del farmaco – spiegano da Egualia – che contribuiscono entrambe alla tenuta del servizio sanitario ma rispondono a logiche industriali differenti: da una parte l’innovazione, con volumi più contenuti e valori unitari elevati, dall’altra i medicinali accessibili e fuori brevetto, che garantiscono grandi volumi di cura a prezzi contenuti e con margini industriali molto più bassi”.
«Le imprese dei farmaci accessibili hanno dimostrato una forte capacità di adattamento, continuando a investire, innovare e creare occupazione nonostante l’aumento dei costi. Oggi però – ha spiegato Lucio Poma, capo economista di Nomisma – vediamo un primo segnale di discontinuità nella redditività. Il punto è che, in un mercato a prezzi regolati, l’efficienza ha un limite e non può compensare indefinitamente la crescita dei costi. È un segnale da non sottovalutare, perché nel tempo può tradursi in minori investimenti e in una progressiva riduzione dell’offerta».
Per Daniela Bianco, Partner, The European House-Ambrosetti; Responsabile, Health & Life Sciences, TEHA Group, «la crescita della spesa farmaceutica e le difficoltà della filiera ci impongono di ripensare la governance, superando una logica concentrata prevalentemente sul contenimento dei costi. Innovazione e farmaci accessibili svolgono ruoli diversi ma complementari per il Servizio sanitario nazionale, per questo serve una maggiore integrazione tra politica sanitaria e politica industriale, riconoscendo ai farmaci accessibili non solo il contributo alla sostenibilità della spesa, ma anche il loro valore strategico per la resilienza delle filiere e la sicurezza degli approvvigionamenti».
Le promesse delle istituzioni
Istanze di cui a livello istituzionale ci si dichiara ben consapevoli. «I farmaci equivalenti sono una risorsa fondamentale per garantire l’accesso alle cure e la sostenibilità del Ssn – ha sottolineato il ministro della Salute Orazio Schillaci – nel suo videomessaggio -. In uno scenario internazionale complesso, è essenziale rafforzare le filiere produttive e assicurare la continuità degli approvvigionamenti. Stiamo lavorando per una governance farmaceutica più moderna ed efficiente, capace di rispondere con maggiore rapidità ai bisogni dei cittadini. La sfida è coniugare terapie efficaci e accessibili, sostenibilità del Ssn e solidità del sistema produttivo. Per raggiungere questi obiettivi è indispensabile un confronto costante tra istituzioni, imprese e tutti gli attori del sistema farmaceutico». Un confronto che a parere del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato trova sintesi nella Riforma della farmaceutica che porta la sua firma e che, ha ricordato, sostituisce due Regi decreti del 1934 e del 1938. «Con il Testo Unico – ha affermato – vogliamo uniformare la legislazione farmaceutica per dare certezza di investimento e di accesso alle cure per i cittadini: Europa e Italia devono cogliere la straordinaria opportunità di riappropriarsi della produzione di principi attivi. Va ricordato che in Italia, nonostante siamo il primo Paese in Europa per produzione di farmaci con 72 miliardi di euro, importiamo da India e Cina l’80% dei principi attivi».
Un tema che è strettamente connesso con accessibilità e sostenibilità, che, ha proseguito il presidente Aifa Robert Nisticò, «vanno considerate insieme. I farmaci equivalenti – ha aggiunto – sono una leva importante per garantire cure efficaci e di qualità a un numero sempre più ampio di cittadini, contribuendo alla sostenibilità del Ssn e liberando risorse per l’innovazione terapeutica. C’è ancora spazio per aumentarne l’utilizzo: la diffusione è inferiore nelle Regioni meridionali, e per colmare questo divario dobbiamo rafforzare informazione e fiducia di pazienti e professionisti sanitari. L’accesso passa anche dalla disponibilità dei farmaci: lavoriamo con tutta la filiera per prevenire le carenze, e gli equivalenti possono garantire la continuità terapeutica quando un prodotto manca. La sfida per Aifa è mantenere un quadro regolatorio rigoroso e trasparente, che tuteli qualità, sicurezza ed efficacia e favorisca un accesso tempestivo e uniforme alle terapie in tutto il Paese», ha concluso.
I numeri del comparto
Con i suoi 6,8 miliardi di euro di ricavi e 11.792 addetti (+1,9% in un anno), l’industria dei farmaci accessibili continua a creare valore e occupazione; considerando poi gli effetti diretti e indiretti, l’impatto economico raggiunge 20,4 miliardi e quello occupazionale sfiora i 50mila addetti. Ma le condizioni che ne hanno consentito lo sviluppo, spiegano dall’Osservatorio, non possono più essere considerate acquisite perché “l’efficienza ha un limite in un mercato a prezzi regolati e non può compensare indefinitamente la crescita dei costi”, aumentati in cinque anni di oltre il 32%, con +30,9% per le materie prime e +34,4% per i servizi. E’ quindi un equilibrio “sempre più sottile” quello in cui si trovano aziende chiamate a garantire grandi volumi di medicinali – spesso essenziali – che operano su prodotti maturi, a prezzi contenuti e con margini progressivamente compressi. Un tema che interessa la capacità produttiva dell’Italia e dell’Europa, in uno scenario che vede l’Ue dipendere per il 60-80% dei principi attivi da Cina e India. La richiesta qui è che le nuove regole dell’Unione, comprese quelle ambientali, siano costruite valutandone gli effetti cumulativi sulla produzione dei medicinali accessibili. Che sono “una componente dell’infrastruttura sanitaria e industriale del Paese”: parliamo di antibiotici, medicinali cardiovascolari, oncologici, anestetici e di molte delle terapie usate quotidianamente dai pazienti. Mantenere economicamente sostenibili quelle produzioni, significa tutelare salute pubblica e approvvigionamenti.











