«Il piano presentato dall’azienda è inaccettabile». Il giorno dopo l’annuncio di 1.700 esuberi da parte di Electrolux, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato «l’azienda, i sindacati e le Regioni per il 25 maggio per affrontare anche questa crisi».
La crisi degli elettrodomestici
La produzione degli elettrodomestici e la loro innovazione nel tempo hanno una storia che si intreccia fortemente con quella dell’industria del nostro Paese. Negli ultimi due decenni è stata però progressivamente erosa dall’avanzata dei produttori asiatici, che giocano un altro campionato soprattutto dal punto di vista dei costi e delle regole. In Cina non sanno nemmeno cosa siano la gran parte delle regolamentazioni ambientali Ue, il costo del lavoro non è certamente paragonabile né a quello italiano, né a quello di nessun altro Paese europeo, come anche il costo dell’energia, delle materie prime, tutti fattori che messi insieme sono capaci di generare la tempesta perfetta che fa saltare i conti delle aziende in una fase in cui il consumatore medio in Europa non ha i budget sufficienti da spendere su elettrodomestici di livello premium. Secondo quanto spiega lo stesso Urso, la crisi del settore degli elettrodomestici «è frutto anche delle scelte perverse e ideologiche del Green Deal, che han no esposto il mercato e la produzione europea alla concorrenza selvaggia e sleale della Cina». Per questo il ministro chiede una revisione delle regole europee: «Il tema dell’elettrodomestico l’ho già posto ai commissari competenti, perché ritengo che anche questo settore sia strategico e l’Europa non possa rinunciarvi».
Il supporto associativo e la disponibilità dei manager
La Presidente di Confindustria Venesto Est, Paola Carron, dice: «Seguiamo con attenzione e supportiamo l’azienda nell’individuazione delle più opportune soluzioni. Bene la convocazione del tavolo di crisi al Mimit». La situazione che riguarda Electrolux rappresenta «un tema di assoluta rilevanza per l’occupazione e per l’intero sistema manifatturiero del Veneto. Per questo stiamo seguendo con grande attenzione l’evolversi della vicenda, supportando l’azienda nell’individuazione delle più opportune soluzioni che possano consentire un recupero di efficienza e al contempo ridurre l’impatto sociale». È fondamentale che al Mimit «si apra un confronto serio e trasparente tra azienda, istituzioni e parti sociali, per fare chiarezza sulle prospettive industriali del gruppo e tutelare occupazione, competenze e capacità produttiva. Come Confindustria Veneto Est continueremo a seguire da vicino tutti gli sviluppi, sollecitando al contempo una seria e non procrastinabile riflessione sulle condizioni di competitività del nostro Paese e dell’Europa in generale». Il presidente di Federmanager, Valter Quercioli, parla di «riorganizzazione produttiva inaccettabile nel merito e nel metodo», soprattutto perché «la produzione di elettrodomestici costituisce da decenni un asset centrale del nostro tessuto produttivo e da anni, ormai, soffre una crisi diffusa in tutta Europa per un calo strutturale della domanda e, contestualmente, la necessità di fare fronte all’aumento continuo dei costi energetici e delle materie prime. In questo quadro, non sono più rinviabili interventi strutturali di sostegno al settore, a livello nazionale e comunitario, in grado di dare risposte concrete con cui fronteggiare la crescente pressione competitiva globale». Da manager, Quercioli aggiunge che la disponibilità «a dare il nostro contributo a definire un piano industriale di recupero della redditività che non sia impostato solo sui tagli ma che abbia il proprio focus su ricerca avanzata e produzioni ad alto valore aggiunto».
In meno di due anni due grandi riorganizzazioni
In meno di due anni arriva al Mimit la seconda grande crisi nel settore degli elettrodomestici, dopo quella di Beko che si era aperta con quasi 2mila esuberi per chiudersi con un accordo ad aprile del 2025 dove gli esuberi erano 700 in meno e c’erano però 300 milioni di investimenti nel nostro Paese. Chiusa una vertenza, quella di Beko, con l’ultimo incontro di aggiornamento, avvenuto a fine aprile, al Mimit si ricomincia con un’altra vertenza, quella di Electrolux che sta riorganizzando le proprie attività in giro per il mondo, oltre che in Italia, e concentrandosi su partnership internazionali, anche asiatiche.
La partnership con Midea
Secondo le informazioni rese note dalla stessa multinazionale, recentemente è stato chiuso uno stabilimento a Santiago del Cile e lo stabilimento ungherese, mentre quello di Anderson, in South Carolina, al momento continua a produrre frigoriferi. Nei prossimi mesi, entro luglio 2026, verrà dismessa questa produzione, che sarà sostituita da quella delle lavatrici, già nella prima metà del 2027: il passaggio avviene nell’ambito della joint venture con i cinesi di Midea group, gestita al 55% dalla multinazionale svedese e al 45% dal gruppo cinese.










