“A settembre non si è mai votato, l’altra volta nel 2022 era un’anomalia”. Così Ignazio La Russa, presidente del Senato, a margine del convegno “Il tempo delle donne” alla Triennale di Milano. La legislatura è nata con il voto del 25 settembre 2022 e ha scadenza naturale nell’autunno 2027. “Cose da fare ce ne sono, quindi la possibilità di andare a fine legislatura c’è – ha proseguito La Russa – Molto è stato fatto al governo e molto rimane da fare”. Sulla possibilità di anticipare: “Se non si vuol votare a settembre non escludo che si possa votare qualche mese o giorno prima, ma solo per un fatto settembrino”, ha concluso.
“FdI avrà almeno il 60-65% degli eletti con le preferenze”
Sulle preferenze, quello in Senato di ieri “era un tentativo in politica legittimo ma scoperto di mettere in difficoltà la coalizione di centrodestra e non di introdurre le preferenze altrimenti bastava votare alla Camera, e quando erano al governo non le hanno mai introdotte. Hanno proposto un emendamento non perché passasse, ma permettere in difficoltà il centrodestra” ha detto La Russa. “Se Meloni cade nel tranello, gli alleati si ribellano e si va a votare subito e niente preferenze. Se Meloni invece tiene fede al patto di coalizione allora possono gridare che ha cambiato idea. È stato un tentativo di tranello finito nel nulla” ha aggiunto il presidente del Senato.
“Accetto scommesse: il mio partito, non so gli altri, avrà almeno il 60-65% degli eletti con le preferenze. Meloni e i ministri si candideranno in 5 collegi, ma solo in una potrà essere eletta. E tutti i capilista nella lista bloccata lasciano il posto al primo dei non eletti nelle preferenze. È un sistema largamente basato sulle preferenze. Non è vero che è finto – ha spiegato -, è il ritorno delle preferenze, lasciando ai partiti un piccolo spazio per candidare persone che meritano ma che con le preferenze non ce la farebbero” sostiene La Russa.
“Adesso la quota di donne elette è pari circa al 30%. Scommetto che con questa legge il numero di donne elette sarà superiore con la differenza che molte donne ormai parlamentari se lo saranno guadagnate con il voto popolare. Se anche ci fosse una eletta in meno, ma io penso ce ne saranno dieci in più – ha concluso -, sarebbe un passo avanti e non indietro. Prima o poi, non adesso, non ci sarà più bisogno delle quote rosa anche in politica”












