La Toscana resta la meta preferita
Per quel che rigurda le mete la Toscana resta protagonista assoluta: il Chianti è la destinazione più desiderata, indicata dal 38% degli intervistati, seguito da Montepulciano con il 33%. Al terzo posto si colloca l’Etna, con il 23%, davanti a Montalcino (20%). La graduatoria prosegue con Bolgheri, Valpolicella e Costiera Amalfitana, tutte al 18%, seguite dalle Cinque Terre (16%), dal Monferrato, dalla Valdichiana e dalla Gallura (14%).
Garibaldi: un’offerta da diversificare
«I mercati di Germania, Austria e Svizzera rappresentano una risorsa consolidata per l’Italia, ma ci invitano anche a ripensare il nostro modello di sviluppo. Sono viaggiatori attenti al rapporto tra qualità e prezzo: il 61% indica un budget non superiore a 40 euro per una visita in cantina con degustazione. Non possiamo quindi puntare soltanto su esperienze esclusive – commenta Roberta Garibaldi – ma dobbiamo costruire un’offerta diversificata, accessibile e capace di rispondere a esigenze differenti. Mi auguro che nei prossimi anni il turismo del vino italiano evolva da un insieme di eccellenze individuali a un vero sistema di destinazioni organizzate, dove cantine, strutture ricettive, ristoratori, guide e operatori dei trasporti collaborino, condividendo servizi, strumenti digitali e opportunità commerciali. L’obiettivo deve essere quello di valorizzare anche i piccoli produttori e i territori meno conosciuti, distribuendo maggiormente i benefici del turismo. Vorrei che in futuro misurassimo il successo dell’enoturismo non soltanto dal numero di visitatori nelle cantine, ma dalla capacità di generare permanenza, occupazione e valore duraturo per le comunità locali».
Il mismatch tra domanda e offerta
Uno dei problemi che non permette uno sviluppo più veloce del turismo enogastronomico sta nella mancanza di un vero e proprio mercato di intermediari dove si incontrino facilmente domanda e offerta. Secondo un’altra ricerca presentata a Riva del Garda da Winedering con Wine Meridian per Fine Italy, c’è un’anomalia che distingue il vino da tutto il resto del turismo: «le esperienze enoturistiche si vendono quasi esclusivamente in modo diretto, dal sito della cantina, al telefono o presentandosi al cancello. Il canale che muove gran parte del turismo organizzato, cioè le agenzie di viaggio e i tour operator, nel vino è rimasto ai margini.
Secondo la ricerca, «il 75% degli operatori ha ricevuto negli ultimi dodici mesi richieste di esperienze legate al vino e il 78% ha preparato almeno un preventivo che le includeva. Ma solo il 61% è poi riuscito a concludere almeno una vendita. Il divario si allarga guardando ai volumi: il 43% delle agenzie riceve tre o più richieste all’anno, ma solo il 20% chiude tre o più vendite».
Il collo di bottiglia secondo i ricercatori «non è la domanda ma la conoscenza dell’offerta: il 67% delle agenzie dichiara di poter proporre con sicurezza, con un prezzo e un modo per prenotare, al massimo cinque cantine italiane, o non saprebbe dire quante. Su decine di migliaia di aziende vinicole in Italia, un agente di viaggio medio ne sa vendere una manciata». E quando vende, vende poco: «nel 65% dei casi la visita in cantina è un’aggiunta a un viaggio costruito per altri motivi, e per il 73% degli operatori la parte “vino” di una pratica vale meno di 250 euro».
Le agenzie danno la colpa alle cantine: per il 64% la cantina vende direttamente a un prezzo più basso di quello che concede all’agenzia; per il 60% e il 59% lamenta che non esiste un listino per le agenzie. Tra gli ostacoli seguono la mancanza di un referente commerciale con cui parlare (52%) e la scarsa familiarità delle cantine con le regole del commercio tra imprese (51%).





-U62846736132wtK-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=1170x507)

-U85662185473tbV-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=1170x507)



