La qualità del Made in Italy consente all’export di continuare a correre, nonostante le nubi che aleggiano sul commercio internazionale, tra dazi e guerre che mettono a rischio la libertà di navigazione. È questa la chiave di lettura che Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli esteri ha fornito in occasione dell’intervento, in videocollegamento, al Festival dell’Economia di Trento, venerdì 23 maggio.
Intervistato dall’editorialista del Sole 24 Ore Adriana Cerretelli, ha delineato la strategia del governo. «Stiamo facendo moltissimo per sostenere le imprese» ha affermato, evidenziando i buoni risultati dell’export nonostante la guerra dei dazi. Non solo i dati de 2025, «ma anche i dati del primo trimestre di quest’anno ci dicono che siamo aumentati di oltre il 7% – ha aggiunto -. Il clima per le nostre esportazioni è molto positivo e questo è anche un segnale che il piano d’azione messo in campo dal governo sta aiutando le imprese a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali. C’è una strategia complessiva del governo che ha coinvolto tutte le imprese».
Tajani: «Non è facile ma resta l’obiettivo di 700 miliardi di export»
Sempre con riferimento alle esportazioni, il leader di Forza Italia ha chiarito che «l’obiettivo è di arrivare a 700 miliardi entro la fine del 2027. Non sarà facile – ha aggiunto -, però è un obiettivo che vogliamo continuare ad avere come punto di riferimento, perché tutto questo si può fare».
«Israele si renda conto che c’è un limite»
Tra i temi affrontati, il rapporto ultimamente non facile tra Italia e Israele. Dopo la richiesta di imporre sanzioni Ue contro il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir, il responsabile della Farnesina è tornato a parlare di Israele: «noi cerchiamo di dare dei segnali anche a Israele affinché si renda conto che c’è un limite oltre il quale non si può andare. Siamo amici di Israele, non l’abbiamo mai negato, ma essere amici significa anche essere sinceri» ha detto.
«Bisogna far sì che a Gaza si possa procedere con la seconda fase dopo la tregua: la ricostruzione, la ripresa della vita normale, l’arrivo di aiuti umanitari», ha aggiunto. E nel Libano «crediamo che l’Italia anche lì possa svolgere un ruolo importante, soprattutto per rinforzare le istituzioni legittime. È un altro fronte molto delicato insieme a quello siriano», ha ricordato il vicepremier. «Noi cerchiamo di dare dei segnali anche a Israele affinché si renda conto che c’è un limite oltre il quale non si può andare. Siamo amici di Israele, non l’abbiamo mai negato, ma essere amici significa anche essere sinceri. Ieri – ha ricordato – c’è stato un documento firmato dai quattro grandi Paesi europei: Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna, poi si sono aggiunti altri Paesi, per dire basta alle azioni dei coloni, occupare i territori dell’Autorità Nazionale Palestinese compromette anche la strategia di pace per avere due popoli, due Stati. Siamo stati molto duri, dopo quello che è successo con gli attivisti della flottiglia, con il ministro Ben-Gvir. E mi pare che anche oggi il ministro degli Esteri francesi abbia sostenuto la posizione italiana, cioè quella di sanzionare il prima possibile il ministro della Sicurezza nazionale che è stato responsabile degli atti indegni ai quali abbiamo assistito guardando la televisione l’altro giorno». Insomma, l’Italia vuole avere «un ruolo attivo di dialogo, di presenza costante, sia a livello europeo sia a livello bilaterale. E insisto molto sulla questione del Libano, perché credo che lì potremmo svolgere un ruolo importante».










