I numeri definitivi saranno noti comunicati solo questo pomeriggio, ma le attese, in base all’andamento dei primi tre giorni, sono incoraggianti e parlano di una crescita attorno al 30% delle presenze per Tuttofood, manifestazione dedicata alla filiera agroalimentare organizzata per il secondo anno da Fiere di Parma, che lo scorso anno aveva chiuso con 95mila visitatori.
Inaugurata lunedì scorso all’interno del quartiere fieristico di Fiera Milano a Rho, nei primi due giorni la fiera aveva infatti già registrato 70mila presenze di operatori dell’industria, della distribuzione e della ristorazione, importatori e buyer da tutto il mondo, con 18mila arrivi dall’estero, in particolare dall’Europa (il 63%), dall’Asia (il 18%) e dalle Americhe (il 15%).
Una scommessa vinta
Una scommessa vinta per gli organizzatori, che su questa manifestazione hanno creduto e investito, con l’obiettivo di farla diventare, assieme a Cibus, un punto di riferimento nel panorama fieristico internazionale dedicato al mondo del food. A maggior ragione se si considerano le difficoltà e le incertezze del contesto geopolitico ed economico globale, caratterizzato dalle guerre in corso in Ucraina e in Iran, i dazi statunitensi, la pressione sui costi energetici, la volatilità delle materie prime e la ridefinizione delle catene internazionali di fornitura.
In questo scenario, il settore agroalimentare si conferma tra i più solidi e dinamici dell’economia italiana, con esportazioni che nel 2025 hanno raggiunto i 72,4 miliardi di euro, in aumento del 4,9% rispetto al 2024, e un fatturato dell’industria alimentare italiana che, secondo Federalimentare, ha raggiunto lo scorso anno i 204 miliardi di euro, in aumento del 3,6% sull’anno precedente.
La forza del food italiano
«Il significativo aumento delle presenze a Tuttofood non è soltanto un indicatore fieristico, ma un segnale economico – spiega Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma -. Il food si conferma un settore capace di resistere nei momenti difficili perché risponde a bisogni primari e, allo stesso tempo, intercetta nuove domande globali di qualità, sicurezza, salute e identità territoriale». Lo confermano i tanti buyer esteri che hanno partecipato alla fiera, in particolare quelli in arrivo dagli Stati Uniti, dove i dazi (e quindi l’aumento dei prezzi finali) non frena la domanda, perché i consumatori sono disposti a pagare di più pur di avere prodotti di qualità e certificati.











