Il 20 maggio si celebra la nona Giornata Mondiale delle Api, proclamata dall’Onu per richiamare l’attenzione sul ruolo cruciale di questi insetti per gli ecosistemi. «Quest’anno la Giornata la dedichiamo agli apicoltori e alle apicoltrici – afferma Raffaele Cirone, presidente della Federazione Apicoltori Italiani (Fai) -: è grazie al loro lavoro che la nostra ape garantisce produttività e sostenibilità alla filiera. L’impollinazione genera nel nostro Paese fino a 2 miliardi di euro di valore della produzione agroalimentare e 150 miliardi di apporto ecosistemico». Il censimento 2025 indica un patrimonio di oltre 1,7 milioni di colonie, stimato in 500 milioni di euro, con l’Italia in testa alle classifiche europee.
Annata variabile per il miele
Secondo l’Osservatorio Nazionale Miele, gli apicoltori attivi sono 78.017 con 1.554.475 alveari censiti, e la produzione 2025 è stata stimata in 30.992 tonnellate. L’Osservatorio sintetizza l’annata con una parola: variabilità. La stagione ha avuto un avvio favorevole, poi compromesso da instabilità climatica, piogge frequenti e sbalzi termici, con esiti disomogenei tra regioni e tipologie. Sul fronte del mercato, preoccupano i consumi stagnanti e il miele in entrata dall’Ucraina a prezzi molto bassi, anche a meno di 2 euro al chilo.
A fronte di queste tensioni sul mercato all’ingrosso, il consumatore finale sembra muoversi nella direzione opposta. Le aziende aderenti a Unione Italiana Food – sulla base delle rilevazioni NielsenIQ sull’anno solare 2025 – registrano oltre 15 tonnellate di miele movimentati nel retail, con un incremento del 2,9% in volume rispetto all’anno precedente e un valore di quasi 158 milioni di euro, in aumento del 3,2%. Si tratta di un dato che comunque non comprende le vendite dirette degli apicoltori né i mercati rionali.
Le aziende a difesa delle api
Se i numeri del retail segnalano un consumatore più attento, sono le imprese a fare da apripista nella tutela degli impollinatori, trasformando la presenza delle api in una risorsa concreta per il monitoraggio del territorio. Un esempio viene dal Gruppo Seipa, attivo dal 1968 nella gestione di materiali per costruzione e demolizione, che nel 2025 ha portato le proprie arnie da 31 a 62 su due siti produttivi, con l’obiettivo di triplicarle entro il 2026. La logica è quella del biomonitoraggio: le api raccolgono campioni ambientali utili a rilevare inquinanti, metalli pesanti, pesticidi e microplastica, coprendo fino a 3mila ettari per alveare, l’equivalente di 4mila campi da calcio. «Le api sono sentinelle della salute ambientale: ospitarle presso le nostre sedi significa promuovere un modello di industria più consapevole» spiegano i responsabili del Gruppo.
Un altro esempio? Nel Chianti Classico, Castello di Meleto ha invece strutturato il proprio impegno nel progetto “Nel Nome dell’Ape”: chiunque aderisca può adottare un’arnia e ricevere 2 kg di miele biologico all’anno per cinque anni. Dalle 20 arnie iniziali, l’allevamento conta oggi oltre 90 famiglie e più di 3,2 milioni di api all’anno.











