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Home » Gli eredi di Mattei diffidano il governo : “Non usi il suo cognome per il Piano”
Politica

Gli eredi di Mattei diffidano il governo : “Non usi il suo cognome per il Piano”

Sala StampaDi Sala StampaAprile 22, 20264 min di lettura
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Gli eredi di Mattei diffidano il governo : “Non usi il suo cognome per il Piano”

Una diffida via Pec inviata lo scorso 27 marzo alla Presidenza del Consiglio chiede di togliere il cognome Mattei dal “Piano” per l’Africa. La comunicazione è firmata da Pietro Mattei, nipote ed erede del fondatore dell’Eni. Lo scrive il quotidiano La Stampa che racconta come secondo l’erede l’azione del governo con il Piano sarebbe “in totale antitesi” con l’eredità di Enrico Mattei e l’uso del suo nome “finalizzato a scopi di propaganda”. Se non sarà rispettata la diffida, il nipote ha annunciato azioni legali in sede civile e penale.

Pietro Mattei, uno dei nipoti ed eredi del fondatore dell’Eni, aveva otto anni quando lo zio scomparve, nel 1962 in un incidente aereo ricordato nella storia come uno dei grandi misteri d’Italia. “La sua eredità oggi è divisa tra i nipoti, i figli dei suoi fratelli” si legge nell’articolo di Ilario Lombardo su La Stampa, che parla anche “dei beni che i nipoti reclamano da Eni: oggetti, lettere, e diversi quadri del primo Novecento, soprattutto due nature morte di Giorgio Morandi, appartenute all’industriale, noto mecenate e collezionista di artisti italiani, per i quali è stata presentata una citazione in sede civile per petizione ereditaria al tribunale di Macerata contro l’azienda di Claudio Descalzi“.    

Si legge nell’articolo: “Pietro Mattei ha deciso di diffidare Meloni dall’uso del cognome di famiglia dopo tre anni di governo e due dall’avvio del Piano strategico di partenariato con i Paesi africani intitolato al fondatore dell’Eni proprio in virtù del rapporto che aveva saputo coltivare con queste nazioni. Vale la pena ricordare di cosa si parla. Mattei fonda Eni nel 1953 e lancia la sfida alle Sette Sorelle, le principali compagnie petrolifere americane e inglesi che nel Dopoguerra hanno il monopolio mondiale del greggio. Firma accordi con l’Urss e propone ai Paesi produttori del mondo arabo e all’Iran di rompere questo cartello, con una più equa distribuzione dei profitti e in forza di una relazione «paritetica». In cambio Eni diventa un gigante e l’Italia conquista una politica energetica più autonoma”.   

Secondo il nipote dell’imprenditore, fondatore di Eni “il contrario di quello che sta facendo Meloni – spiega Mattei -. All’inizio ho detto “vediamo che fanno”. Ma adesso trovo veramente inaccettabile le politiche del governo. Sull’immigrazione, sui costi dell’energia, sui rapporti con gli Stati Uniti. Mattei aveva sfidato gli americani, non era il loro servo. E secondo alcune tesi potrebbe essere stato ucciso proprio per questo. Meloni invece non compra gas dai russi perché deve comprarlo da Washington e assiste inerme a un genocidio in Palestina. Se lo immagina Mattei di fronte a questo?”. 

 

Nella lettera riportata da La Stampa l’operato di Meloni è definito “in totale antitesi” con le gesta di Mattei, e l’uso del suo nome ‘finalizzato a scopi di propaganda’ che rischiano di ‘distorcere’ figura ed eredità politica del fondatore. Invece di perseguire ‘la sovranità energetica nazionale’ il governo mostra ‘una marcata subordinazione agli interessi degli Usa’”.   

Inoltre, continua l’erede di Mattei “Meloni dice di essersi ispirata all’industriale marchigiano quando nel Piano parla proprio di ‘rapporto paritetico e non predatorio’ con l’Africa – si legge ancora su La Stampa -. Ma per Pietro non è così. ‘Basta vedere come tratta i migranti’, perché, scrive nella diffida, Mattei ‘selezionava i giovani locali, li formava nelle scuole dell’Eni e li rimandava nei loro Paesi. Un approccio lontano dall’attuale utilizzo del tema migratorio per fini politici’. Pietro Mattei si dice pronto, dunque, a fare tutto quello che serve se il nome dello zio continuerà a essere legato al programma gestito da una struttura di coordinamento a Palazzo Chigi guidata dal consigliere diplomatico di Meloni, Fabrizio Saggio. ‘Faremo causa, civile e penale. Stanno vendendo una scatola vuota’”.

La replica dell’Eni: beni reclamati dalla famiglia Mattei parte del patrimonio aziendale

“I beni rientrano nel patrimonio aziendale di Eni che pertanto farà valere tale posizione nel giudizio avviato dai familiari dell’ing. Mattei”. E’ la posizione ufficiale del gruppo che commenta così l’articolo pubblicato da La Stampa, che parla di beni che i nipoti di Enrico Mattei reclamano da Eni: oggetti, lettere, e diversi quadri del primo Novecento.

 

 

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