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Home » I buyer: la guerra pesa sui mercati, ma la richiesta di made in Italy resta alta
Economia

I buyer: la guerra pesa sui mercati, ma la richiesta di made in Italy resta alta

Sala StampaDi Sala StampaAprile 26, 20263 min di lettura
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I buyer: la guerra pesa sui mercati, ma la richiesta di made in Italy resta alta

Meno arrivi dai Paesi del Golfo, come era prevedibile, e anche da alcuni paesi asiatici, in particolare dall’India, a causa delle cancellazioni o dei rincari dei voli. In compenso, sono aumentati i visitatori dal Nord e dal Sud America, dalla Cina e dalla Corea e questo ha fatto sì che il Salone del Mobile si sia confermato la più internazionale delle manifestazioni fieristiche italiane.

I attesa dei numeri ufficiali della fiera, abbiamo a disposizione lo spaccato degli operatori selezionati e invitati al salone da Agenzia Ice, in collaborazione con il Salone: il programma di incoming ha portato a Milano 395 operatori, di cui 264 buyer provenienti dai principali mercati di interesse e 131 giornalisti da 35 Paesi.

La guerra, con l’instabilità e i timori che ne conseguono, si sta facendo sentire ovunque, non solo in Medio Oriente: tutti – dall’Europa all’Oceania – parlano di un rallentamento del mercato e di una fase di sospensione, di attesa, eppure confermano l’interesse dei rispettivi mercati verso il design made in Italy, apprezzato soprattutto per la sua qualità, il suo stile e la capacità delle aziende italiane di rispondere alle esigenze di un settore ormai fondamentale in tutti i continenti, quello dei grandi progetti.

Che non si ferma nemmeno nei Paesi più vicini al conflitto, come ci racconta Riyas Cherukunnum, procurement manager di Absal John Paul, società di costruzioni di Riyadh che da 15-16 anni lavora con aziende italiane fornitrici di marmi, arredi e tutto quello che occorre per realizzare i progetti di maggiore pregio – appartamenti e hotel. «Compriamo mobili e materiali dai maggiori brand italiani per i progetti a 4-5 stelle, mentre per i progetti di livello medio ci rivolgiamo a fornitori locali», precisa. Ammette un po’ di rallentamento nel business a causa della guerra, ma senza particolari ripercussioni: «I progetti vanno avanti, abbiamo qualche ritardo nelle consegne ma non registriamo cancellazioni in Arabia Saudita».

Da Dubai arriva Dan Mounir, art director di Bravacasa Interior, studio di progettazione con 200 dipendenti, che prova a rassicurare le imprese sulla situazione nel suo Paese: «Ci sono problemi di logistica, nella spedizione delle merci, ma nessun progetto si è fermato, registriamo solo ritardi nelle consegne. Sono certo che supereremo questo momento e gli Emirati rimangono un ottimo mercato per le aziende italiane». L’architetto dà anche alcuni consigli: «Credo che sia opportuno aumentare i volumi di prodotti a magazzino, almeno per 2-3 mesi, per garantire la stabilità dei prezzi. Sarebbe un segnale importante per i clienti emiratini: far sentire che le aziende italiane sono dalla nostra parte e ci sostengono».

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