Leggere protegge davvero il cervello dall’invecchiamento e dalla demenza? La letteratura scientifica mostra un’associazione solida tra attività come lettura, scrittura e studio delle lingue e un minor rischio di declino cognitivo e demenza, senza però dimostrare un rapporto causale diretto. Il legame tra cultura e salute dovrebbe accompagnare l’intero arco della vita, e resistere anche in età avanzata, per generare effetti concreti. Il tema è rilevante per la sanità pubblica: la demenza rappresenta un rischio che coinvolge milioni di persone nel mondo e su cui è possibile intervenire anche attraverso fattori modificabili, tra cui le abitudini culturali. Ne parliamo in occasione della Giornata mondiale del libro, che si celebra il 23 aprile.
E’ vero che leggere è salutare per la mente e per il corpo?
Il senso comune suggerisce che coltivare la cultura personale sia un vantaggio sotto molti aspetti, sia per il benessere mentale che fisico. La letteratura scientifica è ricca di studi che indagano il legame tra attività come la lettura e altri passatempi culturali con diverse fasi della vita e relativi obiettivi, dalla longevità alle capacità relazionali, dal successo a scuola e sul lavoro fino alla possibilità di sopravvivere a eventi avversi. Occorre però distinguere l’interesse o la passione personale con il livello di istruzione. La ricerca su questi temi non considera soltanto la conquista di titoli di studio: a contare è, piuttosto, la volontà e l’impegno nel leggere libri o giornali oppure imparare una nuova lingua, così come scegliere passatempi stimolanti, come rebus e parole crociate. Abbiamo già approfondito l’associazione tra i giochi enigmistici e la salute del cervello in questa scheda.
Queste attività andrebbero seguite per tutta la durata della vita, quindi andando oltre l’obbligo scolastico o la necessità di formarsi professionalmente. Curare gli interessi culturali – e la lettura è il modo più immediato ed economico per farlo – è uno dei modi migliori per allenare le funzioni del cervello e proteggerle dal declino cognitivo. Ricordiamo che, in età avanzata, un lieve deterioramento delle funzioni cerebrali non è preoccupante; si tratta invece di uno stato patologico quando ne sono influenzate le attività quotidiane e la capacità di badare a se stessi.
La lettura è una forma di prevenzione contro la demenza?
Sulla prevenzione della demenza, delle malattie neurodegenerative in generale, conviene seguire le indicazioni contenute nei rapporti della specifica Lancet Commission. Vi sono esaminate revisioni sistematiche e meta-analisi che, negli anni, hanno permesso di individuare i fattori di rischio che predispongono allo sviluppo di danni cognitivi. Tra i 14 fattori sui quali è possibile intervenire per evitare o limitare i sintomi delle demenze c’è anche la cura della propria istruzione. Così come siamo attenti all’alimentazione per evitare ipertensione, diabete e obesità, o come limitiamo l’alcol e il fumo, dovremmo pensare al nostro arricchimento intellettivo come un elemento fondamentale per la salute della mente. Esporsi a stimoli benefici per il cervello, come la lettura, potenzia infatti la riserva cognitiva.
Con questo termine si intende, in psicologia, la capacità di attivare risposte, reagire a sfide come l’invecchiamento o le malattie, ma anche l’isolamento sociale e i disturbi dell’umore.










