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Home » I sindacati a Stellantis: «Per l’Italia più volumi, una soluzione per Cassino»
Economia

I sindacati a Stellantis: «Per l’Italia più volumi, una soluzione per Cassino»

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 12, 20263 min di lettura
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I sindacati a Stellantis: «Per l’Italia più volumi, una soluzione per Cassino»

Un elenco di urgenze, richieste e punti deboli della produzione italiana di Stellantis, passati al setaccio dai metalmeccanici della Cisl e messi nero su bianco in vista della presentazione del Piano industriale, il 21 maggio prossimo. L’iniziativa promossa dalla segreteria nazionale della Fim Cisl ha riunito un centinaio di sindacalisti, parte del coordinamento nazionale del Gruppo Stellantis, provenienti da tutti gli stabilimenti del Gruppo in Italia.

«Chiediamo che il Gruppo confermi l’impegno a non chiudere stabilimenti, attività produttive e altre attività di Enti, e a non ricorrere a licenziamenti e riduzioni occupazionali unilaterali» è il primo tema che pone sul tavolo il segretario nazionale della Fim Cisl Ferdinando Uliano. Pesano per l’Italia i volumi produttivi bassi, sebbene in recupero nel primo quadrimestre dell’anno, e la situazione critica soprattutto per il polo di Cassino, in attesa di un altro anno di contratti di solidarietà, ma con produzione e numero di addetti al lumicino.

La variabile cinese

In questo contesto gioca un ruolo importante la “variabile” cinese, cioé il potenziale ampliamento della collaborazione con Leapmotor fuori dalla Spagna e le interlocuzioni in corso tra il Gruppo guidato da Antonio Filosa e gruppi come Dongfeng per potenziali produzioni congiunte in Europa. In occasione dell’annuncio, la settimana scorsa, della volontà di assegnare al polo di Saragozza della prima produzione Leapmotor in Europa e la volontà di collaborare nell’ingegneria e nello sviluppo del nuovo suv compatto per Opel, il ceo Filosa aveva dichiarato che la scelta «riflette la nostra intenzione nell’approfondire la nostra partnership e compiere un ulteriore passo verso future collaborazioni ancora più grandi». Un passaggio che lascerebbe intendere la possibilità di allargare ad altri paesi europei, Italia inclusa, la collaborazione industriale con la società cinese nella quale Stellantis ha investito con una quota del 21% e il controllo, al 51%, della società che distribuisce le autovetture sul mercato europeo.

I nodi per l’Italia

In sostanza, la Fim Cisl chiede di superare il Piano Italia e di ampliare le assegnazioni industriali alle fabbriche italiane del Gruppo. Nell’elenco delle richieste c’è la riconferma degli impegni a sviluppare la progettazione e la ricerca delle linee di prodotto e delle produzioni dei brand italiani (Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Maserati), oltre che dei veicoli commerciali, il rafforzamento della leadership dell’Italia attraverso lo sviluppo e l’assegnazione delle future motorizzazioni, la conferma di produrre in Italia, per l’Europa, dei modelli Jeep. Il sindacato prova dunque ad alzare il tito e a chiedere un allargamento del perimetro industriale del Piano Italia che da solo non basta a mettere in sicurezza l’industria dell’auto Made in Italy.

Gli stabilimenti

Per Mirafiori, la Fim Cisl chiede l’assegnazione di un altro nuovo modello di largo consumo o sviluppo di car city elettriche e ibride come indicato dall’Europa, mentre per il mondo dell’ingegneria e della progettazione, la richiesta è di recuperare e rilanciare le competenze sviluppate nel Centro Ricerche Fiat. Per Pomigliano, il punto è la realizzazione su piattaforma STLA Small di due nuovi modelli compatti a partire dal 2028. La riflessione, per Melfi, è chiara: «La Jeep Renegade e la 500x hanno rappresentato un successo produttivo, anche perché coprivano una fascia di consumatori con un’auto di uno specifico segmento, con un loro brand iconico. È indispensabile prevedere il loro sviluppo e la continuità produttiva negli stabilimenti Italiani nell’ambito dell’offerta di Stellantis».

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