Close Menu
Italia Parlare
  • Italia
  • Politica
  • Società
  • Economia
  • Salute
  • Sport
  • Stili di Vita
  • Tecnologia
  • Viaggi e Turismo
  • Divertimento
  • Clima
Tendenza
Max Parisi, una raccolta fondi per il conduttore radiofonico: “Grazie a tutti”

Max Parisi, una raccolta fondi per il conduttore radiofonico: “Grazie a tutti”

Settembre 30, 2026
Melonellum in Aula con l’incognita di due voti segreti, ma i leader già studiano le strategie

Melonellum in Aula con l’incognita di due voti segreti, ma i leader già studiano le strategie

Settembre 30, 2026
stretta del Giappone sui caffè con animali esotici

stretta del Giappone sui caffè con animali esotici

Settembre 30, 2026
Facebook X (Twitter) Instagram
Italia Parlare
  • Pagina Principale
  • Ultime Notizie
  • Storie Web
  • Globale
  • Comunicato Stampa
  • Italia
  • Politica
  • Società
  • Economia
  • Salute
  • Sport
  • Stili di Vita
  • Tecnologia
  • Viaggi e Turismo
  • Divertimento
  • Clima
Newsletter Quotidiana
Italia Parlare
Home » Il futuro è la medicina anticipatoria: la lezione del buon medico di famiglia
Salute

Il futuro è la medicina anticipatoria: la lezione del buon medico di famiglia

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 8, 20265 min di lettura
Facebook Twitter Pinterest WhatsApp LinkedIn Email Reddit Telegram
Il futuro è la medicina anticipatoria: la lezione del buon medico di famiglia

“Non tornerei indietro nemmeno un giorno.” Lorenza lo dice senza pensarci, mentre viene a salutarmi in spiaggia, a Giulianova, dove da sempre la nostra famiglia si ritrova ad agosto. Io arrivo da Roma, lei da Bologna. Ha trentadue anni ed è medico di medicina generale, con cinquecento assistiti nel cuore della città. Io ho quasi il doppio dei suoi anni e una vita trascorsa tra corsia, università e ricerca. Sono stato preside di una Facoltà di Medicina e oggi dirigo la ricerca scientifica di un grande policlinico universitario.

Le faccio una domanda quasi per abitudine, forse da vecchio esaminatore: non ti manca l’ospedale? Per me, e per molti medici della mia generazione, quella era la strada naturale, quasi l’unica immaginabile: specializzazione, reparto, carriera ospedaliera e, per qualcuno, università. La sua risposta mi spiazza più di certe audizioni ministeriali. Lorenza mi parla dapprima delle cose concrete: dell’autonomia, dell’organizzazione del lavoro, della possibilità di costruire una vita professionale diversa da quella ospedaliera. Mi ricorda anche che, sul piano economico, la medicina generale può essere oggi competitiva con molte carriere ospedaliere. Ma quando le chiedo che cosa le piaccia davvero del suo lavoro, cambia tono. Mi parla dei pazienti. Delle visite domiciliari che continua a fare con regolarità. Del fatto che entra nelle loro case, conosce le famiglie, sa chi ha perso il marito, quale figlio è tornato a vivere con i genitori, chi assiste una madre anziana, chi ha smesso improvvisamente di uscire. “Non sono codici, zio. Sono persone che conosco per nome.” È una frase semplice, ma mi resta addosso. Perché nei grandi ospedali universitari — nel mio come in molti altri — questa conoscenza rischia progressivamente di scomparire. Il paziente arriva, viene studiato, diagnosticato, trattato. Spesso lo curiamo con una precisione e un’efficacia che quarant’anni fa non avremmo neppure immaginato. Disponiamo di genomica, imaging avanzato, farmaci biologici, chirurgia robotica, trapianti, intelligenza artificiale applicata a tutto. Ma quel paziente lo vediamo per giorni o per settimane, raramente per anni. Non sempre sappiamo quale casa lo aspetti quando viene dimesso, con chi viva, che cosa mangi, chi controlli che assuma i farmaci, che cosa sia cambiato nella sua vita nei mesi precedenti alla comparsa della malattia. Abbiamo guadagnato una straordinaria precisione diagnostica. Ma rischiamo di perdere, quasi senza accorgercene, quella conoscenza lenta e continuativa della persona che per secoli è stata una delle essenze della medicina.

Ed è proprio qui che la conversazione con Lorenza si incrocia con un tema al quale lavoro da tempo: la medicina anticipatoria. La medicina del futuro dovrà essere capace non soltanto di curare la malattia, ma di riconoscerne prima i segnali: nel metabolismo, nel microbiota, nel patrimonio genetico, nell’ambiente, negli stili di vita. Ne discutiamo nei congressi. Costruiamo biomarcatori, algoritmi predittivi, grandi piattaforme di dati. Ma molti di quei segnali, prima ancora di comparire in un esame di laboratorio, sono già contenuti nelle storie delle persone. Un anziano che comincia a camminare più lentamente. Un paziente che smette di uscire. Un lutto che modifica il sonno, il peso, le abitudini. Una famiglia nella quale obesità, diabete e certi comportamenti attraversano tre generazioni. Un caregiver che non riesce più a sostenere il carico dell’assistenza. Per chi incontra un paziente una sola volta sono dettagli. Per chi lo conosce da dieci anni possono essere l’inizio di una diagnosi. È per questo che dovremmo cominciare a guardare diversamente alla medicina generale. Il medico di famiglia non è soltanto la porta d’ingresso del Servizio sanitario nazionale. È il custode della storia longitudinale della persona. E forse proprio lì, in quella conoscenza costruita giorno dopo giorno, si trova una delle forme più autentiche di medicina anticipatoria. Lorenza non la chiama così. Lei dice semplicemente che vuole conoscere i suoi pazienti, vuole seguirli nel tempo, non incontrarli soltanto quando la malattia è già comparsa. Vuole poter capire se un anziano sta peggiorando prima che cada. Se una giovane madre sta entrando in depressione prima che qualcuno lo scriva in una diagnosi. Se un uomo che conosce da anni è dimagrito, si è isolato, ha cambiato modo di parlare o di camminare. Ha scelto, insomma, di stare abbastanza vicino alle persone da accorgersi quando qualcosa cambia. È una scelta professionale, ma anche una scelta di medicina. E mi colpisce che sia una giovane dottoressa di trentadue anni a ricordarmelo.

Al Consiglio Superiore di Sanità discutiamo spesso della crisi della medicina generale. Mancano medici, molti pensionamenti non vengono compensati e intere aree del Paese faticano a garantire un’assistenza territoriale adeguata. Ma Lorenza mi fa osservare una cosa più profonda. Il problema non è soltanto economico o organizzativo. È anche un problema di prestigio. Durante gli anni dell’università continuiamo implicitamente a costruire una gerarchia delle professioni mediche. Alcune specializzazioni, la grande chirurgia, le discipline ad alta tecnologia, la carriera accademica vengono percepite come il vertice naturale del percorso. La medicina generale rimane troppo spesso sullo sfondo.

E su questo anche l’università deve interrogarsi. Anch’io, negli anni in cui ho avuto responsabilità nella formazione dei medici, probabilmente non ho insistito abbastanza nel raccontare agli studenti che seguire una persona e la sua famiglia per trent’anni è medicina tanto quanto eseguire un trapianto. È semplicemente una medicina diversa. Forse persino più difficile da insegnare. Per Lorenza, comunque, non è stato un ripiego. È stata una scelta. Ha scelto una medicina che non comincia quando il paziente entra in ospedale, ma molto prima. Una medicina fatta di prossimità, continuità, memoria.

Condividere. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email

Continua a Leggere

Max Parisi, una raccolta fondi per il conduttore radiofonico: “Grazie a tutti”

Max Parisi, una raccolta fondi per il conduttore radiofonico: “Grazie a tutti”

Ho un tumore al pancreas, sono volato in America per provare una nuova terapia

Ho un tumore al pancreas, sono volato in America per provare una nuova terapia

Farmaci accessibili, risparmi per oltre 2 miliardi  ma la pressione dei costi minaccia il comparto

Farmaci accessibili, risparmi per oltre 2 miliardi ma la pressione dei costi minaccia il comparto

Diabete e obesità: nuove evidenze su semaglutide tra cuore, reni e sicurezza

Diabete e obesità: nuove evidenze su semaglutide tra cuore, reni e sicurezza

Assistenza domiciliare, la grande assente

Assistenza domiciliare, la grande assente

I vaccini provocano l’influenza?

I vaccini provocano l’influenza?

Diabete, l’intelligenza artificiale lo cerca nella voce: bastano 20 secondi

Diabete, l’intelligenza artificiale lo cerca nella voce: bastano 20 secondi

“La prossima arriverà, la domanda è quando”

“La prossima arriverà, la domanda è quando”

Diabete, l’uso di semaglutide non aumenta il rischio di cancro al pancreas

Diabete, l’uso di semaglutide non aumenta il rischio di cancro al pancreas

Articoli Principali

Melonellum in Aula con l’incognita di due voti segreti, ma i leader già studiano le strategie

Melonellum in Aula con l’incognita di due voti segreti, ma i leader già studiano le strategie

Settembre 30, 2026
stretta del Giappone sui caffè con animali esotici

stretta del Giappone sui caffè con animali esotici

Settembre 30, 2026
Produttività al palo per le Pmi

Produttività al palo per le Pmi

Settembre 30, 2026
Ho un tumore al pancreas, sono volato in America per provare una nuova terapia

Ho un tumore al pancreas, sono volato in America per provare una nuova terapia

Settembre 30, 2026

Ultime Notizie

Accordo tra Tarros e Nurminen per nuovo corridoio intermodale Italia-Svezia

Accordo tra Tarros e Nurminen per nuovo corridoio intermodale Italia-Svezia

Settembre 30, 2026
Di Battista: «Mi hanno asportato un tumore, ora mi devo curare»

Di Battista: «Mi hanno asportato un tumore, ora mi devo curare»

Settembre 30, 2026
Futuro24: l’agonia dei ghiacciai italiani

Futuro24: l’agonia dei ghiacciai italiani

Settembre 30, 2026
Facebook X (Twitter) Pinterest TikTok Instagram
© 2026 Italia Parlare. Tutti i diritti riservati.
  • Politica Sulla Riservatezza
  • Termini e Condizioni
  • Pubblicizza
  • Contatto

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.