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Home » Imu, Tari e multe: da Torino a Palermo, ecco le città che aprono alle rottamazioni
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Imu, Tari e multe: da Torino a Palermo, ecco le città che aprono alle rottamazioni

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 26, 20265 min di lettura
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Imu, Tari e multe: da Torino a Palermo, ecco le città che aprono alle rottamazioni

Le rottamazioni fiscali sono in Italia da oltre un decennio un argomento di sicuro successo, in Parlamento quando si parla di tasse e nei consigli comunali se c’è l’opzione di applicare la sanatoria anche a Imu, Tari, multe e così via. Quest’anno, per la prima volta, le possibilità sono addirittura due: contemporanee ma non coordinate fra loro, figlie come sono di un’evoluzione normativa che si è sviluppata a strappi, e ha dovuto cercare compromessi continui fra le ambizioni di tendere la mano al maggior numero di contribuenti possibile e l’esigenza di non spostare di un millimetro saldi di finanza pubblica già in tensione. Un quadro del genere promette quindi di moltiplicare le discussioni; e le incognite dei contribuenti che, per esempio, non sono tenuti a sapere a chi sia stato affidato il loro debito, variabile decisiva come vedremo fra poco.
La macchina in ogni caso è partita, e vede già delinearsi un panorama in cui circa il 50% delle città ha deciso di aprire le porte a una rottamazione, o sta per farlo. La passione per la sanatoria appare un po’ più intensa al Sud, dove mediamente la montagna delle entrate non riscosse è del resto molto più alta. Ma la geografia della rottamazione non sembra conoscere divisioni rigide, nemmeno sul piano politico dove qualche freddezza in più si incontra dalle parti delle amministrazioni guidate dal centrosinistra.

La geografia della sanatoria

Milano, Bologna e Firenze, per esempio, fin qui non hanno manifestato l’intenzione di rottamare alcunché. E l’approccio è freddo anche a Brescia, Ravenna, Livorno e Perugia. Ma Torino, Roma e Napoli, sempre di centrosinistra, vanno in direzione diversa, e lo stesso fa Bari. Scelte analoghe si stanno facendo largo anche a Forlì e Pesaro, mentre fra i Comuni di centrodestra Palermo ha avviato le pratiche per l’adesione e Catania sta per farlo.

La rottamazione autonoma…

Ma non tutte le rottamazioni sono uguali. Anzi, come accennato, una normativa fiscale particolarmente (e involontariamente) generosa ne offre due agli enti e ai loro contribuenti.
La prima è la definizione agevolata «autonoma» nata con l’ultima legge di bilancio, che ha ripescato una previsione del decreto legislativo sul federalismo (approvato nel maggio 2025 per attuare una parte della delega fiscale, è rimasto impantanato per l’opposizione di Comuni e Regioni, insoddisfatti dell’architettura proposta per le compartecipazioni all’Irpef). La legge di bilancio ha quindi ripreso e portato in «Gazzetta Ufficiale» un gruppo di norme, finite ai commi 102 e seguenti della legge 199/2025, che permettono alle amministrazioni locali di introdurre sanatorie prevedendo «l’esclusione o la riduzione degli interessi o anche delle sanzioni», a patto che i contribuenti onorino il proprio debito originario. La norma è a regime, per cui non c’è un termine entro il quale i Comuni devono aderire. E tocca alle amministrazioni decidere quali entrate permettere di sanare, con quali sconti (riduzione o azzeramento) su interessi e/o sanzioni, per quali annualità e con che ritmo di pagamento. Questo meccanismo autonomo è per esempio quello scelto da Torino, che permette di sanare in 36 mesi, azzerando more e sanzioni, i carichi affidati a Soris (la società locale di riscossione) fino al 2020, affiancando però un meccanismo salva entrate che per aderire impone ai contribuenti di pagare anche eventuali debiti successivi, senza sconti, in soluzione unica o in 36 rate mensili. A Bari, invece, l’idea è di imbarcare nella definizione agevolata anche i debiti più recenti, nati fino a tutto il 2024, con una procedura digitale di presentazione delle domande in cantiere per tagliare i tempi.

…E quella preconfezionata

Ma queste rottamazioni autonome non possono nella sostanza riguardare le cartelle gestite dall’agenzia delle Entrate-Riscossione, a cui ancora migliaia di enti affidano la caccia alle proprie entrate. Per loro c’è l’allargamento della rottamazione quinquies, estesa ai debiti locali dalla legge di conversione del decreto fiscale approvata la scorsa settimana. Qui però i Comuni possono scegliere solo se aderire o meno, senza poter incidere sui parametri che invece sono fissi: e impongono di applicare la sanatoria a tutte le cartelle nate fra 2000 e 2023, derivanti però da omessi versamenti e non da accertamenti, e di pagare il dovuto in 54 rate bimestrali di almeno 100 euro ciascuna. Vecchi interessi e sanzioni sono sempre azzerati, ma la rateazione chiede un tasso annuo al 3%. I Comuni hanno tempo per aderire fino al 30 giugno, ma presto un correttivo dovrebbe concedere un mese in più agli enti andati al voto domenica e ieri, senza modificare il resto del calendario che chiede l’adesione dei contribuenti entro il 31 ottobre e il pagamento della prima o unica rata entro il 31 gennaio 2027. Fra gli altri, Genova, Napoli e Palermo andranno verso questa rottamazione preconfezionata, che però non può riguardare i debiti riscossi dai Comuni in proprio o tramite i concessionari privati iscritti all’albo. E qui arriva un problema non banale.
Perché in molti Comuni l’affidamento all’agente nazionale della Riscossione per alcune entrate convive con altri meccanismi per altre voci, e spesso i due sistemi si sovrappongono sulla stessa entrata per annualità diverse. In questi casi, sarà compito delle amministrazioni decidere se accoppiare rottamazione statale e autonoma, prevedendo regole analoghe: oppure se infittire di variabili un dedalo che promette di disorientare molti contribuenti.

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