Non basterà la definizione super per El Niño. Quest’anno la sua intensità si prospetta eccezionale e il riscaldamento delle acque oceaniche sarà superiore ai 2 gradi. Originato dall’incrocio di venti nella fascia equatoriale, sotto i riflettori dei climatologi, El Niño si rafforzerà già a luglio. Le prime conseguenze: possibili alluvioni, cicloni tropicali in America Latina, caldo estremo, siccità, incendi in Indonesia e Australia, temperature anomale anche negli Stati Uniti, mentre tra agosto settembre gli effetti si ripercuoteranno sul Mediterraneo ed Europa. Il 2026 si candida così ad essere a livello globale l’anno più caldo di sempre.
Giulio Betti del CNR LaMMA avvisa che Il super Nino è un tipo di fenomeno che più o meno si osserva ogni 10 vent’anni. In questo caso, però, gli oceani sono già di per sé. Più calde, anzi molto più calde e normale, quindi da questo punto di vista non ci sono precedenti. È lecito aspettarsi, soprattutto tarda estate autunno, delle fasi di caldo anomalo più frequenti rispetto alla norma e anche probabilmente dei fenomeni. Piovosi, estremi, quindi fondamentalmente un’estremizzazione degli eventi meteorologici.









