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Home » In gravidanza è meglio evitare il mare? Ecco cosa sapere e cosa non fare
Salute

In gravidanza è meglio evitare il mare? Ecco cosa sapere e cosa non fare

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 8, 20263 min di lettura
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In gravidanza è meglio evitare il mare? Ecco cosa sapere e cosa non fare

Il mare è da secoli associato al riposo e alla cura del corpo. Non sorprende, quindi, che molte donne in gravidanza si chiedano se trascorrere le vacanze estive in riva al mare sia una scelta sicura per sé e per il bambino. La risposta che arriva dagli studi scientifici è rassicurante: il mare non è da evitare. Come per molte attività della vita quotidiana, però, è importante sapere cosa fare, cosa evitare e quando è opportuno consultare il proprio medico.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nuotare in mare in gravidanza è sicuro?

Sì, in una gravidanza che procede senza complicazioni. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2024 su BMC Pregnancy and Childbirth – che ha analizzato dieci studi clinici randomizzati su quasi 2.000 donne – ha mostrato che le attività acquatiche in gravidanza contribuiscono a controllare meglio il peso materno e a migliorare la qualità della vita, senza effetti negativi sul feto. Anche le principali linee guida internazionali supportano questa indicazione: l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda alle donne in gravidanza senza complicazioni almeno 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata e le linee guida dell’American College of Obstetricians and Gynecologists includono esplicitamente l’idroterapia e gli esercizi acquatici tra le attività sicure in gravidanza.

Nuotare in acqua ha il vantaggio di ridurre il carico sulle articolazioni e di alleggerire la sensazione di peso, particolarmente apprezzato negli ultimi mesi di gravidanza. Occorre però rispettare alcune precauzioni di buon senso: evitare le ore più calde della giornata, non esporsi a lungo al sole diretto, bere acqua frequentemente per non disidratarsi e non nuotare in mare aperto in presenza di correnti forti o condizioni meteo avverse. È comunque sempre utile informare il proprio ginecologo prima di iniziare qualunque programma di attività fisica, anche se di intensità moderata.

Il caldo del mare d’estate può essere pericoloso?

Le donne in gravidanza percepiscono il caldo in modo più intenso rispetto alla norma. Durante la gestazione il corpo produce più calore e per disperderlo aumenta il flusso di sangue verso la pelle: un meccanismo che rende la termoregolazione già più sollecitata anche in una giornata qualunque. In estate, la combinazione di temperature elevate, esposizione solare prolungata e disidratazione può diventare un fattore di rischio reale. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su Nature Medicine nel 2025, che ha analizzato 198 studi condotti in 66 paesi, ha documentato che l’esposizione al caldo in gravidanza aumenta il rischio di parto pretermine di circa il 4% per ogni grado centigrado di aumento della temperatura, e del 26% durante le ondate di calore. Risultati coerenti emergono da un’analisi recentemente pubblicata su Environment International, che ha esaminato oltre 36 milioni di nascite in 13 paesi – tra cui l’Italia – stimando che durante la stagione calda il rischio di parto pretermine aumenti del 2,8% nelle giornate di caldo moderato e del 3,8% in quelle di caldo intenso, con circa 974 parti prematuri in più per ogni milione di nascite attribuibili al caldo nel nostro paese.

Il rischio non riguarda una normale giornata al mare con le dovute precauzioni, ma le situazioni di esposizione prolungata senza riparo: stare al sole nelle ore centrali del giorno (tra le 11 e le 16 circa), non bere abbastanza acqua, non cercare ombra o ambienti freschi. In occasione di ondate di calore con allerta rossa, i medici consigliano in genere di evitare di uscire nelle ore più calde e di privilegiare ambienti climatizzati. I segnali da non sottovalutare sono sete intensa, vertigini, debolezza, palpitazioni e calo di pressione: in questi casi è importante contattare subito il proprio ginecologo o recarsi in pronto soccorso.

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