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Home » Influenza, non basta stare vicino alla persona malata per contagiarsi: ecco come si trasmette il virus
Salute

Influenza, non basta stare vicino alla persona malata per contagiarsi: ecco come si trasmette il virus

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 14, 20265 min di lettura
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Influenza, non basta stare vicino alla persona malata per contagiarsi: ecco come si trasmette il virus

Come si trasmette nel modo più efficace (per il virus, non per noi) l’influenza? Basta stare vicini a tavola o ritrovarsi nella stessa stanza per “passarsi” l’invisibile nemico della salute? Mentre in Italia stiamo per raggiungere il picco dei casi, con la drammatica spinta numerica imposta dalla variante K, arriva una ricerca che offre informazioni preziose in questo senso. Perché indica come occorra fare sempre attenzione a non accalcarsi negli spazi ristretti, ma rivela come la sola vicinanza non basti a “passarsi” i virus e pone al contempo sotto la lente d’ingrandimento altre modalità più “fruttuose” per il virus (e quindi pericolose per noi) di trasmissione. Più che la prossimità fisica alla persona malata infatti il colpo di tosse, il ristagno ambientale dell’aria stessa e il contatto davvero ravvicinato (in pratica il “vis a vis”) sarebbero alla base dell’ottimale trasmissione virale. A raccontare come meglio si diffondono i virus influenzali e soprattutto su come proteggersi al meglio, oltre ovviamente alla vaccinazione, è un esperimento condotto da ricercatori dell’Università del Maryland a College Park e della Facoltà di Medicina di Baltimora, pubblicato su PLOS Pathogens.

Il colpo di tosse e il ricambio d’aria

La ricerca ha preso in esame, con un vero studio clinico, la trasmissione aerea dell’influenza tra persone naturalmente infette, anziché intenzionalmente infettate in laboratorio, e persone non infette. A coordinarla sono stati, come riporta una nota dell’Università del Maryland, Donald Milton e Jianyu Lai. L’esperimento ha preso in esame universitari con influenza e volontari adulti di mezza età sani, sistemati assieme in una stanza d’hotel. In pratica, un test nella vita reale. Ebbene, anche se può sembrare strano, nonostante i contatti ravvicinati nessuno dei partecipanti sani ha contratto l’infezione. Secondo gli esperti, più che la vicinanza ci sarebbero alcune variabili da tenere presenti. “I nostri dati suggeriscono fattori chiave che aumentano la probabilità di trasmissione dell’influenza: la tosse è una delle principali – è il commento di Lai che ha analizzato i dati”. Cosa è accaduto nel test? Seppur in presenza di un’elevata carica virale nelle narici, gli studenti presenti nella stanza hanno tossito solo raramente. Quindi sono state minime le quantità di virus rilasciate nell’ambiente. Ma non basta. L’aria che si muove sarebbe l’altro fattore chiave per la diffusione dei virus. “L’aria nella nostra sala studio veniva continuamente mescolata rapidamente da un riscaldatore e un deumidificatore, diluendo così le piccole quantità di virus presenti – ha fatto sapere Lai”. Consiglio pratico? Ricordate di aprire spesso le finestre in presenza di sintomi influenzali. Infine, c’è un ulteriore parametro che va considerato, l’età. Stando a quanto riportano gli esperti gli adulti di mezza età tenderebbero ad essere meno vulnerabili all’influenza rispetto ai giovani adulti, il che probabilmente ha contribuito all’assenza di infezioni.

Uno studio originale

Per la cronaca, la ricerca è stata condotta in un piano in quarantena di un hotel nell’area di Baltimora e ha coinvolto cinque partecipanti con sintomi influenzali confermati e 11 volontari sani. Si sono valutati due gruppi nel 2023 e 2024. I partecipanti hanno vissuto nel piano isolato dell’hotel per due settimane e hanno seguito routine quotidiane progettate per riprodurre le interazioni sociali della vita reale. Tra queste, conversazioni informali e attività fisiche come yoga, stretching e danza. I partecipanti infetti maneggiavano anche oggetti condivisi come una penna, un tablet e un microfono, passati dall’uno all’altro. I ricercatori hanno monitorato attentamente i sintomi e raccolto quotidianamente tamponi nasali, campioni di saliva e campioni di sangue per monitorare l’infezione e lo sviluppo di anticorpi. Hanno inoltre misurato l’esposizione virale sia nell’aria respirata dai partecipanti che nella stanza stessa.

Come comportarsi

La mancanza di trasmissione osservata in questo studio fornisce preziosi indizi su come le persone possono ridurre il rischio durante la stagione influenzale. Le riprende Milton, ben noto anche per i suoi studi su Covid-19. “Essere a stretto contatto, faccia a faccia con altre persone in ambienti chiusi, dove l’aria non si muove molto, sembra essere la cosa più rischiosa, ed è qualcosa che tutti tendiamo a fare spesso – riporta nella nota dell’ateneo l’esperto. I nostri risultati suggeriscono che i purificatori d’aria portatili che agitano l’aria oltre a purificarla potrebbero essere di grande aiuto. Ma se ci si trova molto vicini e qualcuno tossisce, il modo migliore per proteggersi è indossare una mascherina, soprattutto la N95”. “Lo studio conferma che, oltre alla vaccinazione che ci protegge spesso dall’infezione e quasi sempre dalle forme più gravi e dalle complicanze dell’influenza, il rispetto delle regole generali dell’igiene sono gli strumenti più importanti per evitare la propagazione dei virus – commenta Michele Conversano, Docente di Igiene presso l’Università di Bari – sede di Taranto e Presidente di Happy Ageing, Alleanza per l’Invecchiamento Attivo. Un colpo di tosse può trasmettere più di tremila particelle virali ad una velocità fino a 80 chilometri l’ora quindi l’uso di una mascherina può e deve essere uno strumento fondamentale così come il costante arieggiamento degli ambienti che non permette il pericoloso accumularsi di virus in ambienti confinati. Si tratta di semplici regole e comportamenti che, con la vaccinazione, sono in grado di contrastare contagi e malattie”.

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