Un investimento di oltre 70 milioni per ristrutturare e modernizzare il Canale Regina Elena, infrastruttura strategica per il più importante territorio risicolo del paese gestito da Est Sesia, il maggiore consorzio irriguo d’Italia. I lavori rientrano nel piano nazionale di interventi infrastrutturali e la sicurezza nel settore idrico da 957 milioni complessivi. Il consorzio ha già speso 28 milioni per l’avvio dei cantieri e ha ottenuto a fine 2025 altri 40 milioni dal ministero delle Infrastrutture grazie ai quali avvierà cinque interventi integrati per sistemare il tratto più delicato del canale con un dislivello rilevante, mentre parte la programmazione della stagione irrigua 2026.
Oltre a Novarese e Lomellina, le “terre del riso”, Est Sesia e Ovest Sesia, come coutenza del Canale Cavour coprono anche Vercelli, e complessivamente portano l’acqua dove si coltiva il 75% del riso italiano. Una coltivazione che secondo alcuni esperti, per sopravvivere dovrebbe essere totalmente ripensata. Non c’è più neve ad alimentare i fiumi nella tarda primavera, i ghiacciai sono sempre più piccoli, il meteo è completamente cambiato e i sindacati chiedono agli agricoltori di tornare alla semina (più costosa) in sommersione.
«Non c’è modello che riesca a prevedere in ambito anche stagionale la disponibilità idrica. Stiamo facendo degli investimenti importanti in un canale costruito nel dopoguerra che ha due particolarità – spiega Ettore Fanfani, da gennaio scorso commissario straordinario di Est Sesia – è stato realizzato a risparmio, visti i tempi, e nella prima parte scorre lungo la valle del Ticino con diversi metri di dislivello, questo inevitabilmente comporta grandi perdite lungo il percorso. Tendiamo a perdere molta acqua nella distribuzione ma questo è un fenomeno vantaggioso per l’ambiente perché rimpingua le falde e va a sostituire gli invasi che non abbiamo e non sappiamo dove costruire e compensa anche il restringimento dei ghiacciai».
La crisi climatica ha cambiato le priorità. «L’acqua è sempre la stessa, è cambiata la distribuzione, concentrata nei periodi autunnale e primaverile. Questo – aggiunge Fanfani – ha esacerbato ulteriormente la necessità di accumulo. Le risaie vanno ad attenuare la mancanza d’acqua estiva, ancor più se coltivate in sommersione, perché la rilasciano più lentamente. Oltre alle falde e ai fiumi l’acqua delle risaie rimpingua le zone umide. Tutti i nostri antichi sistemi a scorrimento e a sommersione hanno questo importante ruolo di trattenimento dell’acqua che ha una valenza paesaggistica, ambientale e idrologica. Il riso è una coltura che produce ricchezza ben oltre l’aspetto produttivo».










