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Home » La gioielleria italiana chiude il 2025 in forte calo: «Sfida senza precedenti»
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La gioielleria italiana chiude il 2025 in forte calo: «Sfida senza precedenti»

Sala StampaDi Sala StampaAprile 2, 20264 min di lettura
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La gioielleria italiana chiude il 2025 in forte calo: «Sfida senza precedenti»

Il calo si era già verificato nel primo semestre del 2025, che era stato chiuso con export in flessione su base tendenziale del 13,9%, e i primi nove mesi avevano segnato -15,2%. Per il settore orafo argentiero-gioielliero italiano il 2025 si è chiuso con un ulteriore peggioramento del trend negativo: sulla base delle elaborazioni effettuate dal Centro Studi di Confindustria Federorafi su dati Istat, infatti, nei 12 mesi sono calate del 18,9% in valore rispetto al periodo gennaio-dicembre 2024, per 12,5 miliardi di euro. Considerando anche le quantità, con riferimento alla sola gioielleria da indosso complessivamente considerata, nell’arco dell’intero 2025 i volumi esportati hanno evidenziato un decremento di rilievo rispetto al 2024, pari al -22,7%.

A pesare su questi dati, i rincari dell’oro e degli altri metalli preziosi, le politiche daziarie degli Stati Uniti e le tensioni geopolitiche, con inevitabili ripercussioni sul consumatore finale. Importante l’impatto negativo legato all’andamento dell’export verso la Turchia e delle vendite verso gli Stati Uniti, mentre in territorio positivo è rimasto l’export verso la Svizzera (hub di top brand) e gli Emirati Arabi Uniti, oggi però al centro delle nuove tensioni in Medio Oriente.

Nei maggiori distretti del settore, l’export 2025 si archivia con un decremento medio annuo pari al -18,1%: Arezzo si conferma al primo posto tra le province italiane per valore di esportato, nonostante abbia assistito a un decremento pari al -40,9% rispetto al 2024; con un export che sfiora i 4,6 miliardi di euro, assicura comunque il 34,8% del totale esportato settoriale dall’Italia. Sulla performance della provincia toscana sta incidendo significativamente il flusso di preziosi destinato alla Turchia. Seconda, la provincia di Vicenza si mostra in controtendenza rispetto al dato nazionale e di Arezzo, segnando un aumento nella misura del +6,4%, con un’incidenza del 20,3% sul totale nazionale (circa 2.655 milioni di euro). Alessandria (Valenza) in terza posizione: in linea con Vicenza, al contrario dell’andamento nazionale, archivia una variazione positiva e arriva a crescere del 27,3%; la provincia piemontese copre così il 17,6% del totale esportato nel Mondo. Infine, l’export del distretto produttivo di Napoli e Caserta è in flessione del 2,8%.

«Il 2025 si chiude come purtroppo avevamo previsto, ovvero con una rilevante perdita di quote export di quasi 3 miliardi di euro rispetto al 2024, oltretutto in un periodo rialzista delle quotazioni dei metalli preziosi che quindi rendono ancora più preoccupante la situazione – afferma in una nota Maria Cristina Squarcialupi, presidente di Confindustria Federorafi -. Infatti, le quantità esportate nel 2025 sono calate in modo ancora più significativo. Sono dati che riguardano l’export, ma per un settore che esporta quasi il 90% di quello che produce, anche il fatturato settoriale avrà dinamiche molto simili che analizzeremo nel dettaglio appena i dati saranno disponibili. Questo è stato l’andamento del 2025 dove, pur all’interno di un quadro negativo, si intravedeva qualche segnale di inversione di tendenza, come il timido recupero negli ultimi mesi (ma sempre in territorio negativo) delle performance negli Stati Uniti e una ripartenza degli Emirati. Oggi, a distanza di 90 giorni, il quadro è però nuovamente mutato con i nuovi dazi statunitensi di febbraio e la terza guerra nell’area del Golfo che hanno rimesso in discussione tutto quanto. Le tensioni in atto, compresa la guerra russo-ucraina, insistono su Paesi che coprono quasi il 40% delle esportazioni di gioielleria made in Italy, ed evidentemente le ripercussioni saranno tanto più devastanti quanto più dureranno questi conflitti, l’imprevedibilità delle politiche protezionistiche americane e la volatilità delle quotazioni dei metalli preziosi. In un quadro così incerto non mi cimento in previsioni per l’anno in corso: saremo già molto bravi se riusciremo a limitare i danni rispetto alle percentuali di riduzione che già abbiamo registrato nel 2025».

Queste preoccupazioni sono state al centro di recenti incontri avuti da Confindustria Federorafi con i vertici del ministero degli Affari Esteri e con ICE, ai quali sono state presentate alcune proposte per studiare nuove rotte e nuovi strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese orafe: «Le risposte sono state positive – prosegue Squarcialupi – e ci attendiamo una rapida operatività. Sul fronte delle politiche interne ci stiamo coordinando con le altre associazioni del comparto moda-accessorio per rilanciare interventi straordinari in materia di potenziamento degli ammortizzatori sociali, di sostegno al credito e di semplificazione burocratica. Siamo di fronte a una sfida probabilmente senza precedenti e a un ciclo di assestamento forzato, ma rimane intatta la mia fiducia nella capacità di reazione del distretto orafo nazionale, che saprà superare anche questa fase puntando sul valore del “bello e ben fatto” e sull’ingegno e sulla creatività dell’imprenditoria italiana».

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