Gli aiuti europei all’agricoltura biologica, uno dei pilastri dell’attuale Politica agricola comune nonché del sostegno alla sostenibilità della produzione agricola di cui l’Italia è leader nel continente, tra poco più di un anno potrebbero diventare facoltativi. La sgradevole sorpresa per il settore emerge dalle pieghe dell’accordo raggiunto questa settimana al Consiglio agricolo Ue di Lussemburgo sulla riforma della Pac post 2027, che viaggia in parallelo al nuovo bilancio europeo 2028-34. La posizione negoziale dei ministri dei 27 prevede la revoca dell’obbligatorietà degli attuali aiuti alla conversione e al mantenimento dell’agricoltura biologica, lasciando la decisione ai singoli Stati membri. Quasi un paradosso, vista la premessa dell’accordo che chiede alla Commissione di mantenere il carattere comune della prima politica economica europea, sempre più esposta al rischio rinazionalizzazione con ampie deleghe ai singoli partner sulle scelte strategiche.
Una scelta duramente criticata da Ifoam Organics Europe, che rappresenta le associazione europee di settore, secondo cui la revoca dell’obbligatorietà «potrebbe compromettere gli obiettivi di sostenibilità, resilienza e competitività del sistema agroalimentare europeo»’, in un momento tra l’altro in cui proprio in Italia la crescita delle superfici segna il passo, nonostante il continuo aumento della domanda di prodotti bio da parte dei consumatori.
«Demandare ai singoli Stati membri l’attivazione e il finanziamento degli interventi a favore del biologico mette in discussione la continuità e la prevedibilità degli aiuti, fondamentali – sottolinea FederBio – sia per le aziende agricole che hanno già investito nella transizione agroecologica sia per quelle che intendono avviare un percorso di conversione. Inoltre, potrebbe accentuare le disparità tra Paesi Ue, creando condizioni di concorrenza disomogenee nel mercato unico e frenando la crescita di un settore strategico per il futuro dell’agricoltura europea».
L’associazione inoltre ritiene particolarmente grave, come già denunicato dai sindacati, la cancellazione della condizionalità sociale, che consentirebbe l’accesso ai fondi della Pac anche a chi non rispetta le norme minime europee in materia di lavoro, salute e sicurezza, indebolendo la tutela dei lavoratori agricoli e il contrasto al caporalato.
«L’Italia è leader in Europa nell’agricoltura biologica – dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio -. Il nostro Paese si è posto un obiettivo particolarmente ambizioso: raggiungere il 25% della superficie agricola coltivata a biologico entro il 2027, con tre anni di anticipo rispetto al traguardo fissato dalle strategie europee. A questo si aggiunge il lancio del marchio Biologico Italiano, che valorizza le produzioni bio nazionali, tutelandone l’identità e garantendo ai cittadini maggiore trasparenza e riconoscibilità. Alla luce di questo impegno, non possiamo permetterci di restare in silenzio di fronte a una decisione che rischia di segnare un pericoloso arretramento per il settore».











