Meno è meglio, si potrebbe sintetizzare. Ma nel tempo segnato dalla moltiplicazione di immagini patinate di ogni tipo la notizia ha fatto il giro del mondo. Novant’anni dopo la sua nascita il colosso giapponese Ricoh, multinazionale dell’elettronica attiva in oltre 200 Paesi con 90mila dipendenti per un fatturato di 17 miliardi di dollari, ha lanciato una macchina fotografica che rinuncia al colore. La GR IV Monochrome nasce per esaltare la profondità uniche delle immagini monocromatiche, hanno scritto nel comunicato diffuso alla stampa.
È il paradosso del nostro tempo: più la tecnologia rende possibili milioni di sfumature, più cresce il valore di chi sceglie deliberatamente di eliminarle. Una scelta paradossale e impensabile fino a qualche tempo fa nell’epoca dell’intelligenza artificiale generativa e delle immagini ipersature: il bianco e nero non come limite, ma come strumento per ottenere maggiore profondità tonale, ha evidenziato la bibbia americana della tecnologia The Verge.
Sottrarre per differenziarsi
Loghi semplificati, palette ridotte, packaging minimali, interfacce dominate da scale di grigio. È il segnale che il marketing sta passando dall’economia dell’attenzione a quella della sottrazione. La grande desaturazione: per i brand il neutro diventa una forma di differenziazione. Il colore sta arretrando e cresce il peso di bianco, nero, grigio e tonalità neutre. La testata americana Bazar osserva che tra sulle passerelle di Cannes, Oscar e Golden Globes hanno dominato quest’anno nero, bianco e neutri. E si chiede: perché il tappeto rosso è diventato così poco colorato? È il ritorno dell’essenziale. In un’economia che produce immagini infinite, il vero lusso sembra diventato la capacità di togliere anziché aggiungere, ha scritto Business of Fashion parlando di un ritorno a comunicazioni più lente, più umane e meno rumorose.
Si parla di age of greige, l’era del beige: moda, arredamento, automotive e beni di consumo virano verso palette sempre più desaturate. «Non credo si tratti di una moda passeggera. La desaturazione riflette un cambiamento culturale più profondo: dopo anni di iperstimolazione visiva – soprattutto sui social – e di comunicazione commerciale sempre più aggressiva, si sente l’esigenza di ridurre il rumore. I colori non scompaiono, ma perdono la funzione di richiamare attenzione a ogni costo. È un segnale di maturazione: dalla ricerca dell’impatto immediato a quella del significato e dell’autenticità», sostiene Rossella Migliaccio, esperta di immagine e colore, fondatrice dell’Italian Image Institute.
Più il mondo digitale si riempie di immagini ipersature, generate dall’AI e progettate per catturare attenzione, più il bianco e nero sembrano recuperare valore simbolico. «Quando tutto è progettato per ostentare, la vera esclusività diventa non competere per l’attenzione. Il bianco e nero, così come le palette neutre, comunicano controllo, essenzialità e sicurezza. È la stessa logica che ha portato già da qualche anno molti brand del lusso a semplificare loghi e identità visive, ma anche a scegliere un posizionamento più alto e culturale. Più che di sottrazione parlerei di selezione: togliere il superfluo per valorizzare ciò che conta davvero», precisa Migliaccio.












