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Home » L’aria condizionata ci fa ammalare? Dai batteri al raffreddore: ecco come usarla correttamente
Salute

L’aria condizionata ci fa ammalare? Dai batteri al raffreddore: ecco come usarla correttamente

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 29, 20263 min di lettura
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L’aria condizionata ci fa ammalare? Dai batteri al raffreddore: ecco come usarla correttamente

D’estate i condizionatori sono ovunque: in casa, in ufficio, sui mezzi pubblici, nei negozi. Ci proteggono dal caldo, ma spesso ci accompagna il dubbio che possano causare raffreddori, mal di gola, mal di testa o infezioni. Alcune preoccupazioni sono fondate, altre molto meno. Questa scheda risponde alle domande più comuni sulla salute individuale; chi volesse invece approfondire l’impatto ambientale e le disuguaglianze legate all’uso del condizionatore può leggere “L’aria condizionata fa male?”.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’aria condizionata mi fa venire il raffreddore?

No, in senso stretto. Il raffreddore è causato da virus, non dal freddo in sé. Tuttavia, l’uso prolungato del condizionatore può creare condizioni che favoriscono fastidi alle vie respiratorie. L’aria raffreddata e seccata dagli impianti riduce l’umidità degli ambienti e questo può essiccare le mucose di naso e gola, rendendole meno efficaci come barriera contro agenti irritanti e microrganismi. In ogni caso, correnti d’aria e spifferi da soli non bastano a farci ammalare: senza l’intervento di un virus o di un batterio, il freddo non causa raffreddori né influenza, come abbiamo spiegato nella scheda “I colpi d’aria sono pericolosi per la salute?”.

Il problema è aggravato quando la temperatura interna è troppo bassa rispetto a quella esterna. Il ministero della Salute raccomanda di impostare il condizionatore tra i 25 e i 27°C, per non esporre il corpo a sbalzi termici bruschi. Se si passa più volte al giorno da ambienti molto freddi a temperature di 35-40°C, l’organismo fa più fatica ad adattarsi. Vale poi la pena ricordare che tenere le finestre chiuse a lungo – per evitare il caldo o perché il condizionatore è acceso – riduce il ricambio d’aria e aumenta la concentrazione di microrganismi nell’ambiente indoor: aprire le finestre nelle ore più fresche, come spieghiamo su “È importante aprire le finestre?”, resta una buona abitudine anche d’estate.

L’aria condizionata può diffondere batteri o altri microrganismi pericolosi?

In alcuni casi sì, ma solo se gli impianti non sono correttamente mantenuti. Il rischio più noto è la legionellosi, una forma di polmonite causata dal batterio Legionella pneumophila. Il batterio non vive nell’aria fredda in sé, ma si moltiplica nell’acqua stagnante a temperature comprese tra i 20 e i 50 °C, come può accadere nei circuiti idrici dei grandi impianti di climatizzazione non sottoposti a manutenzione regolare. Quando quest’acqua viene nebulizzata, le particelle contaminate possono essere inalate. Nei mesi estivi il rischio aumenta, perché le temperature di stagione nei serbatoi e nelle tubature poco utilizzate sono proprio quelle in cui il batterio cresce più facilmente. Ne abbiamo parlato in dettaglio nella scheda “In estate aumenta il rischio di prendere la legionella?”.

I condizionatori domestici tradizionali non nebulizzano acqua e presentano un rischio molto più basso rispetto ai grandi impianti centralizzati con torri di raffreddamento. Anche i filtri sporchi possono accumulare polveri, muffe e altri allergeni, peggiorando la qualità dell’aria indoor: aspetto particolarmente rilevante per le persone con asma o allergie respiratorie. La soluzione è semplice: pulizia e manutenzione regolari degli impianti, secondo le indicazioni del produttore e le linee guida del Ministero della Salute.

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