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Home » Le maschere Led funzionano? Dalle rughe all’acne ecco gli effetti
Salute

Le maschere Led funzionano? Dalle rughe all’acne ecco gli effetti

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 17, 20264 min di lettura
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Le maschere Led funzionano? Dalle rughe all’acne ecco gli effetti

Bastano pochi minuti al giorno indossando una maschera luminosa per avere una pelle più giovane e con meno brufoli? È la promessa delle maschere LED, dispositivi diffusisi rapidamente e oggi facili da trovare anche online. Sfruttano la cosiddetta fotobiomodulazione, cioè l’impiego della luce per stimolare la pelle senza scaldarla. Le promesse sono allettanti, ma i risultati sono davvero quelli pubblicizzati? E le versioni che si acquistano da soli valgono quanto i trattamenti eseguiti dallo specialista? Vediamo che cosa dice davvero la ricerca scientifica.

Che cosa sono e come funzionano le maschere Led?

Sono dispositivi che emettono luce colorata attraverso piccoli diodi luminosi, i Led: di solito rossa, blu o una combinazione delle due, talvolta anche vicino infrarossa. Non emettono raggi ultravioletti: la fotobiomodulazione utilizza luce visibile e vicino infrarossa, che non è ionizzante. Secondo l’ipotesi più accreditata, questa luce viene assorbita da un componente dei mitocondri delle cellule, chiamato citocromo-c ossidasi, e stimola la produzione di energia (ATP) e la regolazione di alcune molecole all’interno della cellula. In pratica la luce innesca reazioni biochimiche, come la sintesi di collagene, senza provocare danno da calore. Le diverse luci hanno scopi diversi: la rossa è usata soprattutto per l’effetto anti-età, mentre la blu ha un’azione antibatterica ed è impiegata contro l’acne.

Funzionano davvero contro le rughe?

Qualche effetto sembra esserci, ma modesto. Una revisione sistematica con meta-analisi ha rilevato che la luce Led riduce in modo statisticamente significativo le rughe e le linee sottili rispetto ai gruppi di controllo. Anche uno studio controllato e randomizzato condotto con dispositivi professionali ha mostrato benefici: la riduzione delle rughe ha raggiunto il 36% nel gruppo che combinava due lunghezze d’onda (830 e 633 nanometri), mentre l’aumento dell’elasticità della pelle ha raggiunto il 19% nel gruppo trattato con la sola luce a 830 nanometri, rispetto alla condizione iniziale. Questi dati vanno però letti con prudenza: gli studi disponibili sono spesso pochi, piccoli e con protocolli molto diversi tra loro, tanto che gli stessi autori delle revisioni parlano di conclusioni difficili da trarre.

E contro l’acne funzionano?

Nei trattamenti eseguiti in ambito medico la luce blu agisce sull’acne provocando una reazione ossidativa sulla pelle. Le prove di efficacia, però, restano deboli. Una revisione sistematica Cochrane ha analizzato 71 studi controllati e randomizzati, per un totale di 4.211 partecipanti (con un numero mediano di appena 31 persone per studio), giudicando la qualità delle prove da bassa a molto bassa. Nel complesso, le varie terapie con la luce non hanno mostrato un vantaggio clinicamente significativo rispetto al placebo, al non trattamento o alle comuni terapie da applicare sulla pelle. Uno studio preliminare condotto con una maschera per uso domestico (luce a 415 e 633 nanometri) ha invece riportato che l’86% dei partecipanti otteneva un miglioramento di almeno un grado su una scala di valutazione dell’acne: un risultato incoraggiante, ma proveniente da uno studio senza gruppo di controllo e finanziato dall’azienda produttrice del dispositivo, quindi da confermare con studi indipendenti e controllati.

Ma le maschere che si comprano da soli valgono quanto quelle usate dal dermatologo?

Non proprio. Le maschere per uso casalingo erogano dosi di luce molto più basse: circa 1-5 joule per centimetro quadrato a seduta, al di sotto dell’intervallo (indicativamente 20-60 joule per centimetro quadrato) ritenuto ottimale per attivare pienamente i meccanismi cellulari della fotobiomodulazione. Ne derivano una penetrazione più superficiale nella pelle e una stimolazione ridotta, con effetti tendenzialmente limitati e prevalentemente cosmetici, oltre a una scarsa validazione indipendente dell’efficacia. I sistemi professionali, in generale, poggiano su prove più robuste rispetto ai dispositivi domestici. Non a caso una dermatologa della Mayo Clinic osserva che, poiché i risultati sono modesti e gli apparecchi possono essere costosi, al momento non li raccomanda.

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