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Home » Legge elettorale: preferenze, fuori sede e raccolta firme, ultimi scogli prima del voto in Aula
Notizia

Legge elettorale: preferenze, fuori sede e raccolta firme, ultimi scogli prima del voto in Aula

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 29, 20263 min di lettura
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Legge elettorale: preferenze, fuori sede e raccolta firme, ultimi scogli prima del voto in Aula

Sarà, quasi per certo, l’ultima battaglia d’Aula prima della pausa estiva dei lavori. Centrodestra e centrosinistra preparano le loro mosse in vista del voto alla Camera sulla legge elettorale. Le giornate da segnare sul calendario sono quelle dal 7 al 9 luglio quando, probabilmente anche con un paio di sedute notturne, si voterà sulla riforma e, nell’ambito delle possibilità date dal contingentamento dei tempi, le opposizioni proveranno a fare il più possibile muro sul testo. Sarà, del resto, una delle ultime occasioni per provare a cambiare il testo che approderà poi al Senato per un via libera blindato subito alla ripresa dei lavori, se non già, entro l’estate.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nodo preferenze

Il centrosinistra, quindi, affila le armi a suon di emendamenti, pregiudiziali e interventi. Mentre il centrodestra prova a trovare una via unitaria sulle ultime questioni rimaste in ballo, in primis le preferenze. Lo farà in una riunione tra gli sherpa che si terrà in uno dei giorni centrali della prossima settimana, ma più di qualcuno non esclude che per sbloccare la questione serva un confronto tra leader che al momento non è previsto. Oggi, alla prima scadenza del termine per gli emendamenti d’Aula, dalla maggioranza dovrebbe arrivare solo qualche limatura di carattere tecnico, ma si continua a lavorare su possibili soluzioni sul fronte delle preferenze, tanto più che la premier non sarebbe disponibile al momento a fare passi indietro sulla sua battaglia.

I modelli

Si continua, dunque, a studiare e una delle ipotesi in campo che sarebbe quella del modello toscano con un capolista bloccato e le preferenze da esprimere con una crocetta su una lista di nomi già indicati sulla scheda. Un’opzione sulla quale, però, gli alleati di FdI sarebbero comunque dubbiosi. Si lavora inoltre sul voto dei fuori sede nonostante alcune riserve tecniche da parte del Viminale. E una delle opzioni che sarebbe sul piatto potrebbe essere quella di calcolare il voto dei non residenti ai fini del collegio nel quale viene espresso.

Le opposizioni

Dalle opposizioni, intanto, alla prima scadenza del termine per gli emendamenti, arriveranno tra i 250 e i 300 emendamenti che andranno, poi, però ridotti con il meccanismo dei segnalati. «Ripresenteremo quello che la destra ci ha tagliato in commissione», sottolinea da Avs Filiberto Zaratti. Ci saranno, poi, almeno tre (Pd, M5s e Avs) pregiudiziali di costituzionalità simili ma divise per sfruttare al meglio i tempi di dibattito. Tra le proposte di modifica arriverà anche un pacchettino dei vannacciani che prevede anche una proposta che cancella l’esonero dalla raccolta delle firme introdotto in commissione in favore di chi, come Azione, ha un gruppo parlamentare in una delle due Camere almeno dal 2025. Una proposta di modifica che colpisce anche Noi moderati e Iv visto che si esonera solo chi ha un gruppo da inizio legislatura e non formato con deroghe o prestiti.

L’emendamento di Noi Moderati

Tra le proposte di modifica annunciate ci dovrebbe essere anche quella di Noi Moderati sulle preferenze. «Presenteremo un emendamento per restituire agli elettori la possibilità di scegliere», dice Maurizio Lupi. Ma la contrarietà degli alleati, in primis della Lega resta forte. Ribadita anche da Matteo Salvini. «Io sono sempre stato eletto con le preferenze», è la premessa del leader leghista ma «un tempo le campagne elettorali si facevano con i volantini ciclostilati sotto i tergicristalli». Mettere le preferenze, nel suo ragionamento, ora potrebbe invece favorire chi si può permettere una campagna elettorale per cui «se hai i milioni da spendere entri nelle case di tutti».

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