Un patrimonio aziendale valutato in oltre 150 milioni di euro, 48 indagati tra manager, soci e dirigenti, e un servizio pubblico strategico per la Sicilia (non vi sarebbero al momento funzionari della pubblica amministrazione indagati): i collegamenti veloci con le isole minori. È l’immagine che emerge dall’inchiesta della Procura di Trapani sulla Liberty Lines S.p.A., leader nel trasporto passeggeri via mare tra la Sicilia e gli arcipelaghi di Eolie, Egadi, Pelagie, Pantelleria e Ustica. L’azienda fa capo alla famiglia Morace già nel mirino della Procura di Palermo nel 2017 nella cosiddetta inchiesta Mare Monstrum su rapporti tra società di navigazione e politica regionale.
La Guardia di finanza ha eseguito un sequestro preventivo d’urgenza per oltre 100 milioni di euro, esteso all’intero compendio aziendale e alle quote sociali della compagnia. Il provvedimento firmato dai magistrati della procura di Trapani guidata da Gabriele Paci fa riferimento ai presunti profitti derivanti da truffa ai danni dello Stato, corruzione e frode nell’esecuzione di un pubblico servizio. Contestazioni che riguardano anche una seconda società, la SNS – Società di Navigazione Siciliana, già coinvolta nella precedente inchiesta Mare Monstrum del 2017 e oggi nuovamente al centro delle verifiche sui fondi pubblici per i collegamenti marittimi veloci. Secondo quanto ricostruito dai magistrati Liberty Lines ha un fatturato «di oltre 90 milioni e ha un attivo patrimoniale di 150 milioni di euro e oltre 750 dipendenti».
Il sospetto dei magistrati: contributi gonfiati
Secondo la nota della Guardia di finanza, la società armatoriale avrebbe accresciuto indebitamente i propri profitti incassando contributi pubblici destinati ai collegamenti marittimi senza rispettare le condizioni previste dai contratti stipulati con lo Stato e con la Regione Siciliana. Nel mirino degli inquirenti soprattutto il mancato rispetto delle procedure e dei protocolli di sicurezza normativamente previsti, elemento che — secondo l’accusa — avrebbe dovuto incidere direttamente sulla compensazione economica riconosciuta all’armatore con fondi pubblici.Il quadro tracciato dagli investigatori si basa su anni di analisi di documenti contabili, bilanci, capitolati d’appalto e dati tecnici, elemento che conferma la natura non solo finanziaria ma anche contrattuale dell’inchiesta: la violazione degli obblighi sul servizio pubblico può infatti configurare frode, se collegata a contributi incassati in misura non dovuta. a Procura contesta alla compagnia di non aver segnalato alla Regione circa settanta guasti registrati in due anni sulle unità navali, continuando comunque a percepire i contributi pubblici. Secondo gli inquirenti, queste omissioni avrebbero potuto determinare la perdita della concessione.
Continuità garantita da amministratori giudiziari
Vista la rilevanza sociale ed economica del servizio, la Procura ha nominato un collegio di amministratori giudiziari composto da due commercialisti e un avvocato, con un doppio obiettivo: ripristinare le condizioni di legalità e garantire la continuità del servizio e dei livelli occupazionali.
La nota parla chiaro: i collegamenti con le isole minori non subiranno alcuna interruzione o variazione. L’attività aziendale continuerà regolarmente, evitando impatti sui passeggeri e sulla mobilità dei residenti delle isole, i quali dipendono da questi servizi per lavoro, salute e approvvigionamento.











