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L’Inps: le retribuzioni medie non hanno recuperato il potere acquisto

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 15, 20263 min di lettura
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L’Inps: le retribuzioni medie non hanno recuperato il potere acquisto

Le retribuzioni medie dei lavoratori privati (esclusi i domestici) sono cresciute nominalmente tra il 2014 e il 2024 del 14,7% mentre quelle dei lavoratori pubblici sono salite dell’11,7% con un tasso inferiore a quello dell’inflazione. Lo si legge nell’ “Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati” messa a punto dal Coordinamento statistico attuariale dell’Inps presentata giovedì 15 gennaio secondo il quale nel 2024 la retribuzione annuale media per i dipendenti privati era di 24.486 euro mentre quella dei dipendenti pubblici era di 35.350. Se si guarda invece solo alle retribuzioni contrattuali e non a quelle effettive che tengono conto degli straordinari ecc tra il 2019 e il 2024 si è registrato un gap tra aumento nominale dei salari e quello dei prezzi di oltre nove punti.

Nel privato le donne continuano a guadagnare di meno rispetto agli uomini

Nel settore privato le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più basse di quelle degli uomini. “Si conferma – si legge – la forbice tra le retribuzioni in base al genere. La retribuzione media annua delle donne, infatti, è circa il 70% di quella degli uomini. Ad esempio, nel 2024 la retribuzione media delle donne è di poco sotto i 20 mila euro (19.833 euro), quella degli uomini quasi 28 mila euro, anche se rispetto al 2014 la retribuzione media delle donne è cresciuta di più (+17,5%) di quella degli uomini (+13,5%). Il gender pay gap è solo in parte spiegato dal minor numero di giornate retribuite per le donne (240) rispetto agli uomini (251)”.

Negli ultimi due anni crescita delle retribuzioni reali

Negli ultimi due anni comunque, sottolinea l’Inps, si è assistito a una crescita delle retribuzioni reali anche grazie alla bassa inflazione e al richiamato gap temporale dei rinnovi contrattuali. Occorre infine tener presente che gli incrementi salariali sono correlati alle dinamiche della produttività del lavoro che nel nostro paese è condizionata da fattori strutturali quali la composizione settoriale, la bassa innovazione tecnologica. Diverse le conclusioni se si analizzano le retribuzioni nette, dopo l’intervento delle agevolazioni contributive e fiscali, che per i redditi più bassi hanno consentito un recupero maggiore rispetto all’inflazione fino a raggiungere al livello mediano delle retribuzioni un recupero quasi completo.

Maggiore tenuta per i redditi medio bassi grazie ad interventi fiscali

L’analisi delle retribuzioni nette tra il 2014 e il 2024 piuttosto che di quelle lorde, evidenzia incrementi più elevati e una maggiore tenuta del potere d’acquisto delle famiglie soprattutto per le fasce di reddito medio basse. In pratica i redditi alti si sono difesi di più sul mercato, sebbene in maniera incompleta rispetto all’inflazione. Invece redditi medi e bassi sul mercato (retribuzione lorda) hanno ottenuto risultati inferiori, ma sono stati soccorsi dagli interventi a carico della fiscalità generale, quasi annullando l’impatto dell’inflazione.

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