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Home » Liste d’attesa in sanità, fino a 102 giorni per una mammografia urgente
Salute

Liste d’attesa in sanità, fino a 102 giorni per una mammografia urgente

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 11, 20263 min di lettura
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Liste d’attesa in sanità, fino a 102 giorni per una mammografia urgente

Si fatica molto anche per le visite di controllo – rilevano ancora da Cittadinanzattiva sulla base delle segnalazioni al Pit Salute -: a conferma che il cittadino, una volta entrato nel sistema, viene spesso abbandonato a tempi di attesa biblici per i successivi passaggi. Qualche esempio: seppure urgenti come controllo, si attendono 46 giorni per una visita ortopedica, 42 per una oculistica, 41 per una cardiologica. Per la visita di controllo in Ginecologia si registra il dato più drammatico con 660 giorni (quasi due anni) per una visita programmata (Classe P).

Gli altri nodi

Dai disservizi segnalati nell’ambito dell’assistenza territoriale al nodo della protesica, messa in crisi dal recepimento delle tariffe, il Ssn inciampa anche in altri ambiti extra-liste.
Le segnalazioni al Pit relative alle cure sul territorio – sempre in riferimento alle 14.176 segnalazioni totali – rappresentano il 19,7% e riguardano in particolare il rapporto con medici di famiglia e pediatri, le criticità relative all’ambito della salute mentale, alle Rsa e all’assistenza domiciliare.
Al terzo posto per numero di segnalazioni, e in netto aumento rispetto al 2024 (dallo 0,9% al 7%), si piazza come detto l’assistenza protesica e integrativa: le lungaggini amministrative nel recepimento delle tariffe con lo scostamento tra i rimborsi stabiliti e i costi reali di mercato hanno generato difficoltà burocratiche, ostacolando di fatto l’accesso dei cittadini a questi presidi, rilevano da Cittadinanzattiva. In questo ambito, è appena arrivata una nuova “bocciatura” del Tar Lazio sul nuovo Tariffario Lea del ministero della Salute, segnando un altro punto a favore dei privati accreditati che chiedono una revisione al rialzo dei “prezzi” delle prestazioni.

30 anni di battaglie

Dal Rapporto risulta chiaro come è ancora lungo il cammino per l’affermazione dei diritti in sanità: «Nei trent’anni di attività dei punti di tutela Pit Salute, Cittadinanzattiva ha dato voce a oltre mezzo milione di persone, contribuendo a raggiungere vittorie storiche per l’equità e la dignità dei cittadini e dei pazienti, dal riconoscimento degli indennizzi per il sangue infetto (legge 210/92), all’approvazione della legge 38 del 2010 sul dolore, alla abolizione del superticket nel 2020», premette Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva. Ma «altre battaglie sono ancora in corso – sottolinea -: pensiamo a quella sui tempi di attesa, rispetto ai quali, sebbene le ultime norme abbiano contribuito a far crescere la consapevolezza civica e a sperimentare risposte più efficaci sul tema, i cittadini ancora non vedono rispettati i propri diritti all’accesso».

Anziani e bambini prioritari

Mandorino passa poi in rassegna le altre priorità di un paese in piena transizione demografica: «La riforma per l’assistenza per gli anziani non autosufficienti al momento è ancora da implementare. Da realizzare è invece il riconoscimento del caregiver familiare, da tutti considerato figura essenziale per il nostro welfare ma ancora priva di tutele effettive – sottolinea – . E ancora molta strada è da fare rispetto alle case di comunità il cui modello fatica a decollare, rimanendo ancora in molti casi strutture vuote e di poca utilità per le comunità di riferimento. Da poco infine abbiamo lanciato una campagna sui primi mille giorni con l’obiettivo di costruire una politica nazionale che contribuisca a trasformare i primi 1000 giorni in una leva concreta di equità sociale, salute pubblica e innovazione del welfare», conclude.

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