Tempi scomodi, confusi richiedono chiarezza e sicurezza: è stato questo il vero tema della breve settimana milanese della moda. La risposta a tale ricerca è naturale; ovvia verrebbe da dire, ma anche efficace: guardare il noto, il già fatto, insomma i classici – condivisi o propri, e quindi archetipi o archivi – e rifarli, creando continuità invece che rottura.
Da Giorgio Armani, tempio del più morbido classicismo, tutto cambia per non cambiare affatto; entrano folate di aria fresca dalla finestra e mettono nuovo ordine tra le carte ma non le scompigliano.
«Sono partito da colori densi e brillanti, da materie setose e cangianti, che ho mescolato alle nostre lane opache e preziose, ottenendo un impasto per il quale Giorgio, penso, si sarebbe sorpreso», racconta Leo Dell’Orco, che debutta ufficialmente al timone della collezione maschile rimanendo fedele al codice per muoverlo di pochi ma significativi millimetri.
Da Armani, in questo momento, è la decisione più saggia, non ultimo perchè l’estetica fondativa del marchio, riscoperta dai più giovani, è quanto mai influente. In passerella, la si ritrova tutta, ma con una leggerezza impalpabile, con una istintività ludica che mancavano da un po’, e che è sottolineata dalla decisione di far indossare panni maschili anche alle donne, con la sola differenza che i tacchi a spillo sostituiscono le stringate rotonde e massicce.
Stuzzicato al confronto, Dell’Orco conclude: «Penso che di questa prova Giorgio ci avrebbe detto: state imparando bene».










