Stabilizzazione in momenti diversi per ogni paese
La crescita dell’obesità si è fermata o invertita per Europa e Giappone quando la prevalenza era ancora inferiore al 10% tra i bambini. In Italia, ad esempio, la stabilizzazione è stata registrata con una prevalenza tra 8% e 12% per i bambini e tra 14% e 15% per gli adulti. Invece, negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda la stabilizzazione è avvenuta tra il 19% e il 23% della popolazione in età scolare.
L’obesità accelera nei paesi a basso e medio reddito
L’obesità aumenta – e in avvolte accelera – nella maggior parte dei paesi a basso e medio reddito: in Brasile, ma anche in Romania e Repubblica Ceca, per esempio, ha raggiunto una prevalenza del 30-40% tra gli adulti. I ricercatori si appellano quindi alla necessità di politiche di sanità pubblica mirate per colmare il divario crescente, incentrate soprattutto sulla disponibilità e l’accessibilità economica di alimenti sani.
In Ue 6 su 10 senza diagnosi
L’Italia è il primo paese al mondo ad aver riconosciuto l’obesità come malattia attraverso la legge Pella in vigore da pochi mesi. Diversi clinici la definiscono come una nuova «epidemia». Eppure in Europa sono 6 persone su 10 a non aver ricevuto una diagnosi chiara.
A delineare il quadro è Silvio Buscemi, presidente della Società italiana dell’obesità (Sio), dal Congresso europeo sull’obesità Eco2026 in corso a Istanbul. Il professore avverte come anche in Italia la situazione sia complessa, dove è assente un Registro nazionale che inquadri il fenomeno.
Le poche diagnosi
Buscemi riporta di avere tra le mani solo il 40% delle diagnosi di obesità in Europa. Non c’è traccia, quindi, del restante 60% della popolazione senza il riconoscimento della patologia.











