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Home » Malagò, Abete e gli altri
Sport

Malagò, Abete e gli altri

Sala StampaDi Sala StampaAprile 3, 20264 min di lettura
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Malagò, Abete e gli altri

Si vota il 22 giugno, ancora parecchi giorni prima di conoscere il nuovo Presidente, ma naturalmente sono già partite le manovre per eleggere il nuovo numero uno della Figc.

I nomi in ballo sono diversi, chi pensa che Gabriele Gravina si farà totalmente da parte si sbaglia: il 72enne, che anche ieri ha incassato la fiducia di tante componenti, punta a influenzare le future scelte. E il suo uomo forte è un volto ampiamente noto, ossia Giancarlo Abete che è attualmente presidente dei Dilettanti e muove il 34% dei voti.

L’altro nome di peso è quello di Giovanni Malagò, appoggiato dalla Lega di Serie A che punta ad accrescere la propria influenza nel nuovo assetto. I club della massima serie, come riportato dal Corriere della Sera, guardano a una sorta di rivoluzione, immaginando l’ex presidente del Coni seduto sulla poltrona più importante di via Allegri. Malagò, però, deve confrontarsi con un rapporto non ideale con il ministro dello Sport Andrea Abodi, figura centrale del governo Meloni e intenzionata a giocare un ruolo attivo nelle scelte. A Abodi non dispiace affatto l’idea di una candidatura espressa dal mondo dei calciatori e, in quest’ottica, va tenuto d’occhio il nome di Paolo Maldini, di cui ha parlato nelle ultime ore definendolo “una persona meravigliosa e un calciatore fantastico, come ce ne sono anche altri”.

Procura della Figc (Ansa)

Le sorprese sono dietro l’angolo e in un momento così delicato per il sistema calcio italiano c’è da aspettarsi di tutto, sul fronte dei calciatori infatti, l’Aic punta a mettere in campo la candidatura di un ex azzurro: Demetrio Albertini. Candidatura da presentare entro il 13 maggio, data entro cui vanno ufficializzate le proposte. L’ex regista, già battuto a suo tempo nella sfida con Tavecchio, riscuote consensi anche tra gli allenatori. Va tenuta d’occhio poi la pattuglia degli outsider, dove spicca Gianni Rivera, che si è già esposto pubblicamente, al contrario di Matteo Marani. Il presidente della Serie C, profilo considerato moderno e molto istituzionale, per ora mantiene una posizione più appartata, ma resta pronto a inserirsi nella corsa.

Giuseppe Marotta

Giuseppe Marotta (Ansa)

24/12/2024

Governance del calcio italiano da ricostruire completamente e dato che il calcio è il gioco più amato dagli italiani, anche se ultimamente se la batte con il tennis, allora c’è da chiedersi, giocando appunto, cosa sceglierebbe la nostra Intelligenza Artificiale, basandosi esclusivamente su qualità e meritocrazia. Il nome giusto per diventare il nuovo presidente della FIGC è quello di Beppe Marotta, attuale presidente e AD dell’Inter.

In questo scenario, la partita per la presidenza FIGC si giocherebbe su un equilibrio delicato tra profili istituzionali, rappresentanza politica del movimento e capacità di gestione industriale del calcio. Malagò rappresenterebbe la continuità di un certo establishment sportivo e il tentativo della Serie A di recuperare centralità nei processi decisionali federali, mentre un ritorno di Abete offrirebbe una figura di garanzia, esperta di dinamiche interne e capace di rassicurare il fronte dei Dilettanti e delle componenti tecniche.

L’eventuale irruzione di Albertini rimetterebbe al centro il mondo dei calciatori e la dimensione tecnica del progetto, con un profilo che unisce storia azzurra, conoscenza delle istituzioni e un’immagine spendibile anche a livello internazionale. L’ipotesi Marotta, soprattutto se “spinta” da un utilizzo evoluto di strumenti di analisi e modellizzazione (in questo caso sintetizzati dall’AI), porterebbe invece una candidatura fortemente manageriale, orientata all’efficienza, ai conti e alla modernizzazione dei processi: un modello quasi “aziendale” di governance federale.

In definitiva, la scelta del nuovo presidente FIGC si trasformerebbe in un vero banco di prova per capire quale direzione il calcio italiano vuole imboccare: preservare gli equilibri tradizionali, rilanciare il ruolo delle componenti tecniche o compiere un salto verso una gestione sempre più manageriale, dove anche gli strumenti di intelligenza artificiale iniziano a pesare nelle strategie e nella costruzione del consenso.

 

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