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Home » Medici di famiglia verso lo sciopero: “La riforma indebolisce rapporto di fiducia”
Salute

Medici di famiglia verso lo sciopero: “La riforma indebolisce rapporto di fiducia”

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 19, 20263 min di lettura
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Medici di famiglia verso lo sciopero: “La riforma indebolisce rapporto di fiducia”

Manifestazioni nazionali e assemblee permanenti, fino allo sciopero: i sindacati dei medici di famiglia, anche se in misura diversa, sono mobilitati per modificare l’attuale bozza di decreto-legge di riordino della medicina generale, finalizzata a garantire la piena operatività delle Case di Comunità e che prevede in via residuale anche il ricorso alla dipendenza, novità che la categoria vede come fumo negli occhi. Per tutti va difesa l’attuale funzione del medico di famiglia, basata su un rapporto di fiducia e una continuità fondamentali per un’assistenza più efficiente, soprattutto dei più fragili. Unanime, quindi, il “no” a turni e orari che vedrebbero un avvicendarsi di medici, con la conseguente perdita, per i cittadini, di un punto di riferimento costante qual è attualmente il medico di base. Il decreto di riforma è atteso in consiglio dei ministri entro fine mese.

La bocciatura netta della Fimmg

La Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), che è il principale sindacato della categoria, giudica “inaccettabile” la bozza di decreto e annuncia “una fase di escalation di proteste, che partiranno con iniziative condivise dai livelli provinciali e regionali e che si concluderanno solo con la firma dell’accordo collettivo nazionale”, fino allo sciopero. E’ in gioco, rileva, la difesa del “diritto all’equità del Ssn” contro una “deregulation” con modelli diversi di medicina di famiglia da regione a regione. “La medicina generale – afferma la Fimmg – è e deve restare una professione convenzionata, fiduciaria, territoriale, integrata nel Ssn, ma non assorbita in un rapporto di dipendenza”. Inoltre la Fimmg “rifiuta categoricamente ogni riferimento al ricorso complementare al rapporto di lavoro dipendente ancorché definito come ‘residuale’, ma che appare invece uno degli scopi non dichiarati di tale decreto”. Secondo il sindacato dei medici di base “la medicina generale è e deve restare una professione convenzionata, fiduciaria, territoriale” ma soprattutto “non assorbita in un rapporto di dipendenza” e indica come possibili pericoli dell’approccio previsto nella riforma la “destrutturazione del modello fiduciario”.

Le mini aperture degli altri sindacati

Analoga la linea del Sindacato medici italiani, che ha indetto una manifestazione nazionale il 28 maggio a Roma, davanti al ministero della Salute. Nel frattempo il sindacato propone alcuni emendamenti alla bozza di decreto legge sulla riforma. In particolare ribadisce il “no” al ruolo unico, al debito orario e a una retribuzione legata agli obiettivi e il ‘sì’ a valorizzare la medicina dei servizi “come canale preferenziale per poter lavorare all’interno delle Case di Comunità”, alla “specializzazione universitaria di medicina generale”. Sì anche “al rapporto di dipendenza all’interno delle Case di Comunità ma come medici di cure primarie”. Il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) definisce la sua una “valutazione prudente ma costruttiva”, che dice “sì” alla riforma di medicina generale e “no” alla prestazione oraria. “La medicina generale deve essere rafforzata, modernizzata e pienamente inserita nella rete territoriale, ma senza snaturarne la funzione fiduciaria, clinica e continuativa”, dice il sindacato. Quanto all’obbligo di attività nelle Case di comunità, “non può essere ridotto a un mero obbligo orario”.

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