L’assemblea degli azionisti di Banca MPS a Siena ha eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione. La lista presentata da Plt Holding (sostenuta da Delfin e Banco BPM) ha vinto con il 49,95% dei voti, battendo quella del Consiglio uscente, ferma al 38,79%. Luigi Lovaglio torna così alla guida della banca come amministratore delegato.
L’esito dell’assemblea rappresenta un capovolgimento improvviso e inatteso rispetto alle aspettative della vigilia, infatti molti davano per favorita la lista del Cda uscente.
Decisivi sono stati i voti di Delfin (primo azionista con il 17,5%, cassaforte della famiglia Del Vecchio) e di Banco BPM (3,7%), che ha espresso il proprio supporto attraverso il presidente Massimo Tononi e l’AD Giuseppe Castagna, nonostante il Cda di Piazza Meda non si fosse espresso formalmente in anticipo. I Benetton (Edizione) si sono astenuti. Tra i fondi, BlackRock ha sostenuto Lovaglio, mentre Caltagirone, Vanguard e altri hanno appoggiato la lista del Cda.
Monte dei Paschi di Siena (Rainews24)
Lovaglio, artefice del risanamento di MPS dopo i salvataggi statali, era stato escluso dalla lista del Cda uscente e aveva accettato la candidatura nella lista alternativa di Plt Holding. Il Consiglio aveva reagito revocandogli deleghe e incarico da DG per “giusta causa”, aprendo una fase di forte tensione interna. L’assemblea ha quindi rappresentato un referendum sulla continuità gestionale rispetto al cambio di rotta proposto dal board uscente.
Francesco Gaetano Caltagirone (Ansa)
La vicenda MPS resta intrinsecamente legata alla politica. Il governo Meloni ha gestito con successo la riduzione della quota pubblica (attualmente intorno al 4,8-4,9%, assente dall’assemblea), dichiarando conclusa la propria fase di intervento diretto. Giorgia Meloni ha più volte sottolineato che “il ruolo del governo è terminato” e che l’esecutivo non intende influenzare nomine o strategie future.
Tuttavia, l’operazione si inserisce nel più ampio risiko bancario italiano (con l’Ops su Mediobanca e gli equilibri su Generali), dove il Tesoro ha svolto un ruolo di facilitatore nella dismissione delle quote MPS verso investitori “stabili” come Caltagirone e Delfin. L’opposizione (PD e M5S) ha criticato in passato un presunto “pilotaggio” politico a favore di cordate vicine, mentre l’inchiesta milanese su presunti aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza (che ha coinvolto Lovaglio, Caltagirone e Milleri di Delfin, ma non il MEF) ha aggiunto ombre giudiziarie a una partita già densa di implicazioni strategiche per il sistema creditizio nazionale.
Il voto di Banco BPM – banca a sua volta con azionisti istituzionali e legami con il tessuto economico del Nord – e la scelta di Delfin segnalano come, nel post-privatizzazione, siano gli investitori privati a dettare la linea, riducendo (ma non azzerando) il peso delle dinamiche politico-istituzionali. Il ritorno di Lovaglio rafforza la linea di continuità sul risanamento e sulle operazioni di consolidamento, in un contesto in cui lo Stato mantiene solo un’influenza residuale.
Monte dei Paschi di Siena (Rainews24)










