Il brand N°21, fondato da Alessandro Dell’Acqua nel 2010, chiude l’accordo con Gilmar, l’azienda che ne aveva rilevato una quota di minoranza nel 2015, ed entra a far parte del portafoglio di Style Capital, il fondo di private equity guidato da Roberta Benaglia. Il designer resterà direttore creativo del suo marchio, che ha chiamato con il numero del suo giorno di nascita.
«Sono felice che N°21 possa intraprendere questa nuova fase con Style Capital e Roberta Benaglia, un’imprenditrice che conosce profondamente il settore della moda e condivide l’importanza di coniugare visione creativa e sviluppo imprenditoriale – dichiara in una nota lo stesso Dell’Acqua -. Credo che questa operazione possa rappresentare un’importante opportunità per la crescita di N°21, preservandone il carattere e rafforzandone le prospettive future».
«N°21 rappresenta una delle espressioni più autentiche e riconoscibili della creatività italiana contemporanea – dichiara in un’altra nota Roberta Benaglia, fondatrice e managing partner di Style Capital -. Alessandro Dell’Acqua ha saputo costruire nel tempo un linguaggio stilistico distintivo, coerente e profondamente personale, dando vita a un marchio con un’identità forte e un importante potenziale ancora da esprimere. Il nostro obiettivo è affiancare Alessandro in questa nuova fase, preservando la sua autonomia creativa ma mettendo a disposizione di N°21 le competenze strategiche, manageriali e industriali necessarie per sostenerne lo sviluppo internazionale. Crediamo che i brand di successo nascano da una visione creativa autentica e crescano quando questa visione incontra una solida capacità imprenditoriale».
Mentre per N° 21 – che non aveva partecipato all’ultima fashion week milanese di settembre – si apre una nuova fase, più oscuro appare il futuro di Gilmar, l’azienda di San Giovanni in Marignano, nel riminese, fondata nel 1992 e guidata dalla famiglia Gerani e che ha sostenuto da partner la storia e il successo di molti marchi negli anni Novanta e Duemila. Con 256 dipendenti diretti, ma anche un indotto di 160 laboratori e piccole imprese, e uno stabilimento di più di 35mila mq, Gilmar ha vissuto una crisi sempre più grave e profonda a partire dal 2020, in concomitanza con la pandemia, che secondo l’azienda ha portato a un dimezzamento del fatturato. Anche la cessazione delle licenze Missoni e Siviglia avrebbe generato una perdita di circa 25 milioni di ricavi all’anno. Nel 2019, Gilmar aveva registrato un fatturato di circa 95 milioni di euro.
Pertanto, all’inizio di ottobre Gilmar Divisione Industria (che produce e distribuisce i marchi Iceberg, N°21 e Paolo Pecora) all’inizio di ottobre ha depositato presso il tribunale di Rimini la richiesta di procedura di composizione negoziata della crisi, dichiarando un’esposizione debitoria complessiva per 37,2 milioni di euro al 31 luglio 2026, che non le consente di saldare i suoi crediti verso oltre 800 operatori tra Italia ed estero. L’udienza è fissata per il prossimo 24 novembre.












