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Home » Ovaio policistico: la sindrome cambia nome e diventa “metabolica”
Salute

Ovaio policistico: la sindrome cambia nome e diventa “metabolica”

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 28, 20262 min di lettura
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Ovaio policistico: la sindrome cambia nome e diventa “metabolica”

La sindrome dell’ovaio policistico cambia denominazione. La rivoluzione non è solo linguistica, ma è soprattutto scientifica. La pubblicazione sulla rivista scientifica The Lancet del documento internazionale che introduce la definizione “Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome” (PMOS) in luogo di Polycystic Ovary Syndrome (PCOS) rappresenta una svolta nella comprensione della sindrome e segna una frattura netta con decenni di interpretazione riduttiva della malattia. Per la prima volta, il mondo scientifico internazionale riconosce che questa non è una semplice patologia ginecologica, ma una sindrome endocrino-metabolica sistemica e non esclusivamente riproduttiva, con implicazioni lungo tutto l’arco della vita della donna.

Il cambio di paradigma, annunciato durante il Congresso Europeo di Endocrinologia (ECE) svoltosi a Praga nei giorni scorsi, è stato accolto con favore, ma rappresenta il primo passo di un percorso non ancora concluso su questa patologia che riguarda una donna su otto. Se una condizione viene descritta come prevalentemente ovarica, il percorso tende a concentrarsi su fertilità, cicli mestruali e aspetto ecografico, mentre possono rimanere sottovalutati il rischio metabolico, la prevenzione cardiovascolare, la salute mentale, la qualità di vita.

L’ovaio non è il fulcro della malattia

Secondo l’associazione scientifica EGOI-PCOS, il cambiamento non è ancora arrivato fino in fondo. “All’interno del nuovo nome – spiega il professor Vittorio Unfer, ginecologo e presidente EGOI-PCOS – sopravvive ancora la parola ‘ovarian’. Sopravvive cioè l’idea che l’ovaio rappresenti il centro della malattia, un errore concettuale che per anni ha condizionato diagnosi, ricerca e trattamento. L’ovaio, invece, è uno degli organi bersaglio di una disregolazione endocrino-metabolica molto più ampia, dominata dall’insulino-resistenza, dall’iperinsulinemia e dall’iperandrogenismo”.

L’eccesso di insulina altera il metabolismo glucidico, stimola la produzione ovarica e surrenalica di androgeni, amplifica l’infiammazione metabolica e alimenta quel circolo vizioso responsabile delle manifestazioni cliniche della sindrome: alterazioni del ciclo mestruale, anovulazione, infertilità, acne, irsutismo, obesità viscerale, steatosi epatica, diabete tipo 2 e rischio cardiovascolare aumentato.

“Parlare ancora di ‘ovaio policistico’ o persino di ‘ovarian syndrome’ – prosegue il professor Unfer – significa continuare a guardare la punta dell’iceberg. Per il gruppo italiano il documento costituisce piuttosto la conferma tardiva di un cambio di paradigma sostenuto da anni”.

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