Potrebbero infine aggiungersi 4,8 miliardi tra il 2027 e il 2034, con importi annuali di 500 milioni tra il 2027 e il 2030 e 700 tra il 2031 e il 2034: questi fondi “potranno” essere stornati dai contributi assegnati (con la legge di bilancio per il 2020, articolo 1, comma 42, 160/2019) ai Comuni per la realizzazione di progetti di rigenerazione urbana, ma il loro conferimento non sembra certo. L’incertezza potrebbe derivare dal fatto che l’eventuale decreto del presidente del Consiglio dei ministri, oltre al concerto dei ministri interessati, deve ottenere anche l’intesa in sede di Conferenza Stato-città e autonomie locali. Insomma se manca il via libera dei sindaci non si potrà procedere.
Gli interventi di recupero
In base alle stime del Governo, la spesa unitaria per recuperare gli alloggi censiti si aggira tra 20mila e 30mila euro. «Gli interventi messi in campo finora grazie ai fondi regionali accantonati per queste finalità hanno richiesto una spesa media pari a 20mila euro, ma per alcuni alloggi basterebbero 7-8mila euro e la maggior parte richiedono interventi di piccola entità», spiega il presidente di Federcasa, Marco Buttieri.
In passato furono approvati altri due programmi di politica abitativa denominati “piano casa”. Nel 2008 il governo Berlusconi approvò un piano (articolo 11 del Dl 112/2008) per «garantire su tutto il territorio nazionale i livelli minimi essenziali di fabbisogno abitativo», con una dote di 200 milioni di euro per gli interventi immediatamente realizzabili di edilizia residenziale pubblica. Nel 2014 il governo Renzi promosse (articolo 4, Dl 47/2014) un nuovo programma di recupero e manutenzione degli alloggi degli Iacp e degli altri enti pubblici, con una dote finanziaria iniziale di una sessantina di milioni di euro, cui ne furono aggiunti 500 con la legge di Bilancio per il 2015, ma diluiti in dieci anni. Entrambi i governi ripartirono i finanziamenti tra le Regioni, che finora sono state il perno di questi programmi di recupero del patrimonio.
La regia centralizzata
«Le procedure – racconta Buttieri – finora sono state farraginose. La gestione dei fondi è demandata alle Regioni che, ognuna con i suoi bandi, richiedevano candidature e computi spesso affrettati, poi si restava in bilico in attesa delle graduatorie e delle autorizzazioni. Poi i fondi arrivavano solo in un secondo momento, alla fine della redicontazione. Ci abbiamo messo anche due anni a fare certi interventi».
Con il Piano casa del governo Meloni la regia ora viene centralizzata: le risorse confluiranno in un conto gestito da Invitalia e saranno distribuite sulla base di bandi che dovranno premiare interventi di partenariato pubblico-privato inseriti in piani di contrasto del degrado o di rigenerazione urbana.










