Continua il momento difficile del vino italiano. Nel primo semestre del 2026 le vendite all’estero (finisce all’estero una bottiglia su due di vino italiano) hanno registrato una nuova battuta d’arresto del 6,2% in valore (a 3,6 miliardi di euro) e del 4% in quantità. A sottolinearlo oggi è stato l’Osservatorio dell’Unione italiana vini sulla base dei dati Istat.
Vendite in calo su 9 dei primi 10 mercati, rimbalzo in Russia
Una flessione che man mano che passano i mesi diventa sempre più preoccupante. A giugno 2026 infatti il vino made in Italy ha riportato un risultato negativo in 9 dei primi 10 mercati con l’unica eccezione la Russia (dove le vendite sono sorprendentemente cresciute del 15,7%.
Non paga lo sforzo di tagliare i listini
I dati dimostrano quindi che non stanno pagando gli sforzi dei produttori italiani che stanno cercando di limitare i danni e – soprattutto – conservare le quote di mercato cedendo qualcosa sui listini. I prezzi medi all’export dei vini italiani hanno infatti lasciato sul terreno a giugno scorso il 2,3% con una preoccupante punta del meno 7,8% negli Stati Uniti. Una flessione che è determinata dai tentativi di assorbire l’impatto dei dazi su quello che resta il principale mercato per il vino italiano.
Frescobaldi: serve una riorganizzazione sistemica del settore
«L’Italia del vino come d’altro canto anche gli altri principali paesi produttori – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – paga un calo strutturale della domanda a livello globale acuito da fattori congiunturali legati al potere d’acquisto e alle tensioni geopolitiche. Siamo convinti della necessità di affrontare queste difficoltà attraverso una sistemica riorganizzazione del nostro settore, nella consapevolezza del valore socioeconomico che esso esprime».
Piccoli segnali positivi durante il bimestre luglio-agosto
Secondo l’Osservatorio Uiv, inoltre, lo shock di mercato degli ultimi 12 mesi potrebbe però registrare un lieve miglioramento, salvo ulteriori complicazioni delle tensioni internazionali. Già nel bimestre estivo di luglio e agosto, i dati provvisori sulle piazze extra-Ue sono destinati a ripartire, con un rimbalzo in doppia cifra negli Stati Uniti rispetto al disastroso pari periodo 2025.











